di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale UGL

Il caso dell’imprenditore veneziano in arresto in Sudan fa riflettere sulla tutela dei nostri connazionali oltreconfine. Ricostruire il prestigio del Paese, piuttosto appannato in questi ultimi anni, nei quali, pur con qualche eccezione, la politica italiana si è dimostrata poco assertiva nei consessi internazionali, significa anche impegnarsi per ottenere il pieno rispetto dei diritti degli italiani all’estero. In questo ambito, delicato ma significativo, sarebbe opportuno un cambio di passo da parte del governo Draghi, che fra i ministri del Conte Due mantenuti al loro posto annovera anche l’ex leader pentastellato Di Maio, prima uomo di punta del Movimento “vecchia maniera” e, invece, ultimamente, fin troppo evanescente. Ha fatto scalpore, e giustamente, il caso Regeni, il ricercatore torturato e ucciso in Egitto nel 2016, secondo la Procura di Roma da alcuni membri dei servizi di sicurezza locali che lo ritenevano implicato in attività sovversive, per il quale non si è ancora ottenuta giustizia. Ora si parla spesso di Patrick Zaki, sempre in riferimento all’Egitto, pur non essendo un nostro connazionale. Ci sono, però, tanti, troppi altri casi di cittadini, stavolta italiani, arrestati, rapiti o uccisi all’estero in circostanze misteriose, poco considerati dai media e della politica, creando così l’impressione di una mancata tutela, di una insufficiente protezione da parte delle nostre autorità. Per l’omicidio dell’ambasciatore Luca Attanasio, avvenuto in Congo lo scorso febbraio, fatto gravissimo trattandosi di un diplomatico nell’esercizio delle sue funzioni, ucciso assieme al Carabiniere Iacovacci, stanno arrivando i primi arresti, nella speranza che sia fatta piena luce. Ma ci sono anche molti altri eventi ugualmente drammatici, riguardanti giornalisti, operatori umanitari, comuni cittadini, per i quali l’Italia è in attesa di giustizia, si pensi, per citare solo casi recenti, a Luca Ventre, Mario Paciolla, Nadia De Munari. Altri, invece, rapiti, come Raffaele e Antonio Russo e Vincenzo Cimmino, scomparsi in Messico nel 2018. Le aggressioni nei confronti dei nostri pescatori nelle acque del Mediterraneo, di cui più volte abbiamo parlato. Gli arresti in circostanze poco chiare: come il caso di Marco Zennaro, imprenditore veneziano da due mesi nelle prigioni sudanesi con l’accusa di frode, con i familiari a denunciare intimidazioni e richieste di pagamenti per ottenere la liberazione del loro congiunto. Attualmente sono più di duemila gli italiani detenuti all’estero, per i più svariati motivi, in alcuni casi anche in Paesi che non garantiscono standard adeguati, sia in termini di equo processo che di rispetto dei diritti dei carcerati. Alcuni conquistano il clamore delle cronache, moltissimi restano sconosciuti. Manca quel senso di solidarietà nazionale, quella mobilitazione costante dell’opinione pubblica e della politica a difendere – come altri Stati invece fanno – tutti i nostri compatrioti in difficoltà. Un segno tangibile e preoccupante per noi tutti del declino del ruolo dell’Italia sullo scacchiere internazionale, al quale è necessario porre rimedio.