di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl

Con la road map aggiornata sulle riaperture, da decidere oggi nella cabina di regia, gli italiani si aspettano un allentamento sostanziale e corposo delle misure restrittive in atto. L’allungamento se non l’abolizione del coprifuoco, date certe e ravvicinate per la riapertura di tutte le attività ancora totalmente o parzialmente chiuse, dietro le quali ci sono lavoratori, famiglie, cittadini. Insomma, le regole sul distanziamento ci sono e si facciano rispettare, gli italiani sono ormai abituati alla prudenza e all’uso dei dispositivi di protezione, che si consenta quindi al Paese di riprendere le proprie consuete attività sociali ed economiche. I dati sulla situazione epidemiologica, del resto, sono fortunatamente buoni e non danno adito ad ulteriori impedimenti – tanto meno di natura politica – al ritorno ad una pressoché totale normalità. Specie data la situazione economica ed occupazionale del Paese, questa, invece, fortemente preoccupante e in base alla quale ogni scelta restrittiva dovrebbe essere presa solo se veramente inevitabile. Si vedono i risultati di alcune decisioni di rottura rispetto all’Esecutivo precedente portate avanti dal nuovo Governo, in particolare per quanto riguarda il piano vaccinale. Archiviata, finalmente, l’esperienza Arcuri e la gestione fallimentare di allora, con i ritardi praticamente su tutto, dalle mascherine all’inizio della pandemia fino all’approvvigionamento dei vaccini, oggi nell’era Figliuolo, col nuovo commissario nominato meno di tre mesi fa, lo scorso 1 marzo, abbiamo già circa 20 milioni di persone che hanno ricevuto almeno una dose, un terzo della popolazione italiana. E questo ci fa ben sperare. Che si compiano scelte altrettanto risolute anche in altri ambiti, nei quali, invece, la discontinuità è apparsa meno evidente. Iniziando dall’abbandono del rigorismo sbilenco di Speranza, che, se, giustamente, cancella la quarantena per chi arriva dall’estero – Ue, Gran Bretagna e Israele – ancora vorrebbe impedire agli italiani di prendere un caffè al bancone del bar sotto casa. E che si faccia presto e bene con i sostegni che, forse è il caso di ricordarlo, per le chiusure di primavera non sono stati decretati e quindi nelle tasche degli italiani ancora mancano all’appello. Nel complesso, una gestione in chiaroscuro, come del resto era prevedibile data la presenza ai vertici politici della Repubblica, nel governo di unità nazionale, di forze che sembrano procedere verso obiettivi opposti ed in alcuni casi inconciliabili. Prevalga la ragione e Draghi imponga una sintesi capace di mettere sempre al primo posto le necessità reali – sul piano sanitario, come su quello economico e sociale – degli italiani. La giornata di oggi, comunque, dovrebbe rappresentare un segnale di ottimismo, un primo passo verso un riconquistato futuro di normalità. Superando un periodo difficile che gli italiani vogliono mettersi alle spalle, definitivamente.