di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl

Il governo Draghi presenta al Parlamento e alla Commissione Ue il nuovo Piano nazionale di ripresa e resilienza

Più che dalla stesura del documento, l’efficacia vera dell’azione di governo si misurerà sulla capacità di tradurre in atti concreti quanto messo sulla carta. Come noto, l’avvicendamento alla guida dell’esecutivo fra Giuseppe Conte e Mario Draghi fu dettato, a suo tempo, dalle forti perplessità emerse dentro e fuori la maggioranza proprio sulla definizione del Piano nazionale di ripresa e resilienza. L’allora governo giallo-rosso, infatti, era parso tentennante. Ne era uscito fuori un documento leggero, poco più di una traduzione in italiano di punti focali individuati a livello europeo nel percorso indicato dal programma Next Generation EU. Nel testo del duo Conte-Gualtieri, ad esempio, la digitalizzazione, per molti versi, appariva come l’obiettivo e non come lo strumento per assicurare servizi più efficienti e per rafforzare la competitività delle imprese e le competenze dei lavoratori dipendenti. Il nuovo Piano di ripresa e resilienza rappresenta di certo un salto in avanti rispetto alla versione di gennaio. Ma è adesso che inizia la vera partita perché le sei Missioni e i diciotto contenuti ad esse collegate dovranno essere tradotti in atti concreti ed anche velocemente, in quanto ogni istante di ritardo ci allontana dall’obiettivo di riprendere a correre. Nelle pagine che seguono si fornisce quindi una analisi dei contenuti principali del Piano nazionale di ripresa e resilienza con l’avvertenza che ogni singola voce è accompagnata da una scheda progetto che illustra chi dovrà fare cosa e quali sono i risultati attesi, tenendo conto, fra l’altro, dell’imperativo categorico rappresentato dalla riduzione di almeno tre divari: quello generazionale, quello di genere e l’altro territoriale.