di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale UGL

Nel decreto Sostegni bis sono contenute alcune misure inedite in merito alla questione occupazionale. Sappiamo che a breve, il prossimo 30 giugno, se non sarà ulteriormente prorogato, scadrà il blocco dei licenziamenti per molti lavoratori, quelli delle aziende che usufruiscono della Cig ordinaria, mentre per le piccole imprese con Cig in deroga ci sarà ancora tempo fino a ottobre. Un provvedimento che andrebbe prolungato ancora, dato il fatto che la crisi è più che mai in corso, ma che, in ogni caso, è destinata ad arrivare entro tempi non lontani ad una conclusione. Generando fondati timori per le ripercussioni sul mondo del lavoro, che, dopo lo tsunami Covid, rischia concretamente di essere travolto da un’altra tempesta: l’economia non è più quella del periodo pre-virus e molte aziende, tolto il blocco, potrebbero licenziare. Questi timori si sommano a quelli per i posti di lavoro già persi e per le difficoltà che moltissime persone stanno incontrando nel tentativo di trovare una nuova occupazione. Insomma, occorre fare qualcosa per sostenere il lavoro andando oltre la mera – e pure necessaria in questa lunga fase di pandemia – gestione dell’emergenza. Nel decreto, che dovrebbe passare al vaglio del Consiglio dei Ministri la prossima settimana, fra le altre cose, ci sono alcuni provvedimenti interessanti, delle novità sul fronte lavoro. L’idea, il piano del ministro Orlando, è quella di impostare un nuovo «contratto di rioccupazione», che preveda l’azzeramento dei contributi per sei mesi, tempo che coincide con il periodo di prova, per le aziende di tutti i settori che assumano disoccupati di ogni età con contratto stabile. Un incentivo alle assunzioni che si cumulerebbe con gli altri sgravi fiscali già esistenti, ma che, però, dovrebbe essere restituito in caso di mancata assunzione al termine dello stesso periodo di prova. Per le sole imprese del commercio e del turismo, particolarmente colpite dalle restrizioni, dovrebbe, invece, esserci, in aggiunta, un esonero contributivo totale per i dipendenti che saranno mantenuti in azienda al termine di blocco dei licenziamenti e Cig Covid, che per questi settori, salvo proroghe, dovrebbero terminare a ottobre. Previsti anche l’abbassamento della soglia a 100 dipendenti per i contratti di espansione, sia per ridurre l’orario di lavoro che per impostare scivoli verso il pensionamento, e, per le aziende che hanno avuto un calo del fatturato di almeno il 50%, con il contratto di solidarietà, lo Stato si impegnerebbe al pagamento del 70% delle retribuzioni, con però l’impegno scritto dell’impresa al mantenimento dei livelli occupazionali. Misure che sicuramente hanno il merito di aver iniziato un percorso per affrontare la profonda crisi economica ed occupazionale nata dal Covid guardando, finalmente, anche al dopo emergenza. Un cambio di passo positivo, in attesa di conoscere le decisioni definitive che saranno prese dal Governo quando il decreto sarà varato.