di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale UGL

Possibile che nel nostro Paese qualsiasi argomento debba trasformarsi in un inflessibile scontro tra destra e sinistra? Non si tratta di un problema nuovo: ai suoi tempi Gaber ci fece su perfino una divertente canzone, ma ora, in tempi difficili come questi, servirebbe un impegno maggiore per superare atteggiamenti alla fine dannosi soprattutto per i cittadini. Ad esempio, la faccenda del coprifuoco, alle 22 piuttosto che alle 23, si è trasformata in una sorta di guerra fredda fra le due anime del governo. Il premier Draghi ha rinviato a lunedì la cabina di regia che dovrà discutere delle riaperture e stabilire se consentire o meno uno slittamento dell’orario di libera circolazione. Invece di domandarsi quale potrebbe essere la soluzione migliore nell’interesse generale, contemperando esigenze sanitarie, economiche e sociali, ci si interroga sul fatto che un eventuale allungamento dell’orario potrebbe favorire elettoralmente Salvini e la destra. Il Cts è stato chiaro: non ci sono dati scientifici a riprova del fatto che il virus circoli maggiormente aprendo un’ora in più, quindi inutile appellarsi a questo organismo, assurto a paravento dietro il quale nascondere ogni scelta impopolare. La responsabilità è esclusivamente nelle mani della politica, che deve decidere se sia meglio per gli italiani concentrare la socialità e le attività economiche in alcune ore, facendo stare a casa i cittadini la sera, oppure diluire le occasioni di incontro e consentire aperture maggiori. In quale modo si garantiscono minori assembramenti e quindi meno contagi? Quali le ripercussioni dal punto di vista economico e occupazionale? Occorrerebbero, per riaprire di sera, maggiori controlli, e quindi risorse, per evitare affollamenti e contatti troppo ravvicinati non solo nei locali, ma anche nelle aree pubbliche non sottoposte, ovviamente, alla responsabilità degli esercenti privati? Di questo si dovrebbe parlare senza preconcetti e senza la volontà di far prevalere la propria visione ad ogni costo, escludendo aprioristicamente le ragioni altrui. Perché l’argomento in discussione non è la visibilità politica di questo o quello, oppure il dire sempre e comunque il contrario di ciò che afferma l’avversario, per partito preso o per attestare il proprio peso politico, ma la salute pubblica e le prospettive economiche e lavorative di un Paese a profonda vocazione turistica. Facendo di tutto per abbassare – definitivamente – il numero dei contagiati e delle vittime da Covid e ricordando, al contempo, che le attività ancora soggette a significative restrizioni, dal wedding alle palestre, dalla ristorazione al commercio al dettaglio, rappresentano una grossa fetta di Pil, introiti fiscali, occupazione. Che le decisioni siano prese pensando a questo e non ad altro. Con la prudenza alla quale giustamente si appella Draghi, ma in modo obiettivo e non certo per far dispetto alla controparte politica. Perché le conseguenze ricadono in primo luogo sulla cittadinanza.