La serrata dei 30 mila negozi in 1300 centri commerciali. Al Governo: «Revocate le misure». Il problema sono le chiusure nei week end: sabato e domenica si riesce a realizzare il 30-40% dei visitatori della settimana con fatturati in linea
«Chiudere per riaprire». È con questo intento che in tutta Italia oggi 30mila negozi e supermercati nei centri commerciali, pari a circa 1.300, hanno abbassato le saracinesche intorno alle 11 del mattino, «in forma simbolica» per qualche minuto, contro le chiusure del week end, secondo quanto stabilito dalle ultime norme per arginare la diffusione della pandemia. «Chiudiamo perché vogliamo riaprire. Il tempo è scaduto, le misure vanno revocate. Lo chiediamo a nome degli 800mila lavoratori che sono la forza dei centri commerciali», spiegano gli esercenti che aderiscono all’iniziativa promossa da ANCD-Conad, Confcommercio, Confesercenti, Confimprese, CNCC-Consiglio Nazionale dei Centri Commerciali. La speranza che possano presto riaprire c’è, grazie al fatto che le vaccinazioni stanno andando avanti e in misura, si spera, sempre più incrementale. Proprio questo sta determinando la possibilità di alleggerire le norme e portare modifiche ad alcuni criteri. Come, ad esempio, l’indice RT: le Regioni, infatti, hanno chiesto la revisione dei parametri che indicano le zone di rischio, tra questi appunto l’indice Rt, necessario quando «non si era partiti ancora con le vaccinazioni, ma oggi milioni di persone iniziano ad essere protette», ha spiegato il presidente della Regione Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, ospite di Unomattina su Rai 1. Mercoledì, cioè domani, si dovrebbe svolgere l’incontro governo-Regioni proprio per decidere in merito. Tuttavia, al momento, la situazione resta invariata e passerà almeno un altro week end senza che i negozi presso i Centri Commerciali possano riaprire, con impatto negativo anche sul fronte occupazionale, nell’ordine di migliaia di persone. Un pericolo reale anche nel “fiorente” Nord. Il direttore del centro commerciale Le Gru, Davide Rossi, a Torino ha commentato così la situazione: «Dall’inizio della pandemia noi abbiamo messo in campo tutte le attività possibili dal punto di vista della sicurezza sanitaria per i dipendenti e per i clienti. Continuiamo a investire centinaia di migliaia di euro e non riusciamo a capire come mai non venga riconosciuto questo nostro impegno costante, mentre per le attività a bordo strada il tenore è differente». Un danno ingente se si pensa che nei weekend si riesce a realizzare il 30-40% dei visitatori della settimana con fatturati in linea alle percentuali dei visitatori stessi.