La crisi del mercato automobilistico

Gli effetti della pandemia, il Centro Studi Promotor: «Fondamentale rifinanziare gli incentivi»

Come di consueto, lunedì sera – primo giorno feriale del mese – il ministero dei Trasporti ha diffuso i dati sulle immatricolazioni di auto in Italia, evidenziando un aumento di 3.277 punti percentuali, raggiungendo le 145.033 unità. Un paragone, quello con l’aprile dello scorso anno, che però perde un po’ senso se si considera che allora le immatricolazioni furono appena 4.295. Estendendo il confronto all’aprile del 2019, infatti, le vendite di auto nuove sono diminuite del 17,1%, un risultato simile a quello riscontrabile nel confronto tra il primo quadrimestre del 2021 e quello del 2019: -16,9%. Analizzando i dati, il Centro Studi Promotor spiega che «questi cali non riflettono però l’effettiva situazione del mercato che è in realtà molto più negativa di quanto appaia dalle statistiche e ciò perché nel 2019 non erano in vigore incentivi per le vetture più richieste, che sono quelle con emissioni di CO2 da 61 a 135 gr/km, mentre dal 1° gennaio 2021 erano in vigore incentivi per questa fascia di autovetture per 250 milioni di euro». Uno stanziamento che è riuscito quindi a sostenere la domanda, ma non a compensare l’impatto negativo dell’emergenza sanitaria. Oltretutto, spiega ancora il Centro Studi, a breve dovrebbe finire la spinta degli incentivi e per il settore «si aprirà una crisi ben più severa di quella del primo quadrimestre di quest’anno che potrebbe portare il 2021 a chiudere il suo consuntivo anche molto al di sotto del risultato catastrofico del 2020». Per questo, Gian Primo Quagliano, presidente del CSM, è fondamentale che il governo stanzi altri fondi per sostenere la domanda.