Coronavirus, le varianti aumentano il rischio di ricovero tra i più giovani

Lo sostiene un’analisi che ha preso in considerazione sette Paesi, tra cui l’Italia

Tutte le varianti del virus Sars-CoV-2, diffuse in Europa, aumentano il rischio di ricovero anche tra i più giovani. Questo è quanto emerge da un’analisi pubblicata su Eurosurveillance, la rivista scientifica on-line dell’Ecdc, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie. Cosa dice l’analisi, che ha considerato la diffusione delle varianti inglese (B.1.1.7), sudafricana (B.1.351) e brasiliana (P.1) in sette Paesi europei, inclusa l’Italia, in tutte le fasce d’età? Che le varianti aumentano le probabilità di ricovero anche tra i più giovani. Analizzando oltre 23.300 casi provocati dalle varianti, scelti tra i 3,2 milioni di casi complessivi registrati a Cipro, Estonia, Finlandia, Irlanda, Italia, Lussemburgo e Portogallo, tra settembre 2020 e marzo 2021, la ricerca ha scoperto che con la variante inglese, la più diffusa nei Paesi considerati, il rischio di ricovero è tre volte maggiore tra i pazienti d’età compresa tra i 20 e i 39 anni e 2,3 volte più alto tra i 40-59 anni. Diversamente tra i positivi alla variante sudafricana, più comune tra i 20-29enni, il rischio di ricovero è fra 3,5 e 3,6 volte maggiore per i gruppi d’età 40-59 anni – per inciso, in questa fascia aumentano anche le probabilità di ricovero in terapia intensiva – e 60-79 anni. Con la variante brasiliana, invece, il rischio di ricovero aumenta fra 3 e 13,1 volte nei gruppi d’età 20-39 anni, 40-59 e 60-79 mentre i ricoveri in terapia intensiva crescono da 2,9 a 13,9 volte nei gruppi 40-59 anni, 60-79 anni e negli over 80).