Riparare i danni economici e sociali della crisi pandemica. È questo il primo obiettivo del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza presentato lunedì alla Camera e oggi al Senato dal presidente del Consiglio, Mario Draghi. «La pandemia ci ha colpito più dei nostri vicini europei – ha ricordato il premier -. Abbiamo raggiunto il numero di quasi 120mila morti per il Covid-19, a cui si aggiungono i tanti mai registrati. Nel 2020 il PIL è caduto dell’8,9 per cento, l’occupazione è scesa del 2,8 per cento, ma il crollo delle ore lavorate è stato dell’11%, il che dà la misura della gravità della crisi». «I giovani e le donne – ha proseguito Mario Draghi – hanno sofferto un calo di occupazione molto superiore alla media, particolarmente nel caso dei giovani nella fascia di età 15-24 anni. Le misure di sostegno all’occupazione e ai redditi dei lavoratori hanno notevolmente attutito l’impatto sociale della pandemia». Con una prospettiva più di medio-lungo termine, invece, il PNRR affronta alcune debolezze che affliggono la nostra economia da decenni, come i divari territoriali, le disparità di genere, la debole crescita della produttività e il basso investimento in capitale umano e fisico, dando impulso al contempo a una compiuta transizione ecologica. In tutto, ricorda il presidente del Consiglio, le risorse fornite attraverso il Dispositivo di ripresa e resilienza della UE sono pari a 191,5 miliardi, a cui il governo ha deciso di stanziare ulteriori 30,6 miliardi di euro, per un totale di oltre 220 miliardi. Nel complesso, il 27% del Piano è dedicato alla digitalizzazione, il 40% agli investimenti per il contrasto al cambiamento climatico, e più del 10% alla coesione sociale ed è suddiviso il sei missioni: la prima, “Digitalizzazione, Innovazione, Competitività, Cultura”, stanzia complessivamente 49,2 miliardi. La seconda, “Rivoluzione Verde e Transizione Ecologica”, stanzia complessivamente 68,6 miliardi; la terza, Infrastrutture per una Mobilità Sostenibile”, 31,4 miliardi; la quarta, “Istruzione e ricerca”, 31,9 miliardi; la quinta, “inclusione e coesione”, 22,4 miliardi; mentre la sesta, “Salute”, 18,5 miliardi di euro. Secondo il governo il PNRR avrà un impatto sul PIL del 2026 del 3,6% rispetto allo scenario di base, mentre nel triennio 2024-2026 l’occupazione sarà più alta di 3,2 punti. Il Piano destina 82 miliardi al Mezzogiorno su 206 miliardi ripartibili secondo il criterio del territorio, per una quota del 40%.