di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale UGL

Fra i vari dati che testimoniano la gravità della crisi economica e sociale in corso, c’è quello relativo al crollo dei consumi. Gli acquisti delle famiglie, infatti, in questo lungo anno e oltre di pandemia sono precipitati ai livelli di 24 anni fa, al 1997. In termini percentuali, si sono ridotti del 12,3%. Il calo più consistente mai avvenuto sul territorio italiano da quando abbiamo a disposizione le serie storiche dell’Istat. Questi i dati pubblicati oggi sul Sole 24 Ore. L’unico settore a tenere è quello dei generi alimentari. Per il resto, una serie di numeri negativi, specie, naturalmente, in riferimento ai consumi turistici, alberghi e ristoranti, con un -40%. Sono diminuite anche le spese nei trasporti, -26,8%, in cultura e attività ricreative, -23,2%, in vestiario e calzature, -20,1%, in investimenti nel settore immobiliare, -8,4%, e così via, senza escludere neanche i consumi in attività particolarmente rilevanti come sanità e istruzione, scesi rispettivamente del 6,7% e del 9,4%. Dati che erano attesi, considerando le restrizioni che hanno imposto alla popolazione una vita ritirata e di conseguenza meno spese, ma che destano comunque una grande preoccupazione, anche perché l’altra faccia di questa medaglia è il parallelo calo dei redditi: è vero che in alcuni casi questo stop ai consumi ha coinciso con maggiori risparmi – la quota di risparmio è infatti aumentata del 7,6% – ma, nel complesso la situazione patrimoniale delle famiglie si è deteriorata. Nonostante le misure a supporto delle attività chiuse e nonostante le prestazioni sociali a sostegno dei lavoratori, il reddito da lavoro dipendente è diminuito del 6,9% e quello da attività imprenditoriale del 12,2%. Numeri che chiariscono le ragioni e la portata del malessere sociale che si è palesato in queste ultime settimane nella marea montante delle proteste di piazza dei rappresentanti dei settori maggiormente danneggiati dalle chiusure. Come tutte le medie, anche queste ovviamente rappresentano uno standard complessivo: pochissimi dalla crisi Covid hanno ricavato dei guadagni, alcuni hanno mantenuto una sostanziale stabilità, altri hanno perso molto in termini economici. Nel complesso il reddito disponibile è diminuito, infatti, “solo” del 2,6%. Un dato, quest’ultimo, che attesta il fatto che, nonostante tutto, il Paese ha resistito. Per questo si ripongono grandi speranze negli effetti positivi dal punto di vista economico – sperando anche nella tenuta dal punto di vista sanitario – delle prossime riaperture, che, a conti fatti, erano ormai necessarie per evitare una pericolosissima deriva e che forse potranno contribuire, con la prevista ripartenza dei consumi, non solo ad una ripresa, ma anche ad un riequilibrio dei redditi, con le implicazioni sociali che ciò comporta.