Nasce la Super Lega e diventa subito un caso politico. Il calcio non più popolare ma di élite. 12 club di prestigio hanno annunciato l’accordo, se ne aggiungeranno altri tre e saranno club fondatori. Per ora sono fuori Francia e Germania. Contro anche la UE
È un caso anche politico lo scisma in atto nel calcio: è nata la Superlega europea, nuova competizione calcistica infrasettimanale. L’ufficialità è arrivata in Italia a mezzanotte, quando con una nota congiunta dodici prestigiosi club europei di calcio hanno annunciato l’accordo. Le dodici società sono: per l’Italia Inter, Juventus e Milan; per l’Inghilterra Arsenal, Chelsea, Liverpool, Manchester City, Manchester United e Tottenham; per la Spagna Atletico Madrid, Barcellona e Real Madrid. I 12 «hanno tutti aderito in qualità di club fondatori», altri tre aderiranno come fondatori prima della stagione inaugurale, ancora da determinare. Contro l’iniziativa si sono già espresse Uefa, Eca – alle quali il presidente della Juventus, Andrea Agnelli, ha rassegnato le proprie dimissioni essendo diventato, insieme a Florentino Perez (Real Madrid), presidente della SuperLega. Tra i leader politici, il primo a scagliarsi contro è il premier Boris Johnson e insieme a lui tanti leader e premier europei, perfino la UE. La Fifa, dopo l’annuncio, ha espresso «disapprovazione per una “lega separatista europea chiusa”», che «non rispetta i principi fondamentali di solidarietà, inclusività, integrità ed equa ridistribuzione finanziaria». L’Uefa, parlando a nome delle tre federazioni calcistiche principali (inglese, spagnola e italiana) e delle Leghe nazionali (Premier League, La Liga e Lega Serie A), ha minacciato: «Ai club interessati sarà vietato giocare in qualsiasi altra competizione a livello nazionale, europeo o mondiale, e ai loro giocatori potrebbe essere negata l’opportunità di rappresentare le loro squadre nazionali». Chissà se è davvero questo il modo di evitare le peggiori conseguenze possibili dalla Super Lega ovvero svuotare di valore e significato le tradizionali competizioni, a partire dalla Champions League. Che il calcio sia un business lo sappiamo da tempo, non a caso a finanziare il progetto della Super Lega sarà la banca americana JPMorgan, mentre il titolo Juve sta volando in Borsa. Anche la Super Lega è conseguenza del Covid-19 che ha svuotato gli stadi e gli incassi delle società ed è dunque un fatto molto allettante che le società della Superlega incasseranno «un contributo una tantum pari a 3,5 miliardi di euro a supporto dei loro piani d’investimento in infrastrutture e per bilanciare l’impatto della pandemia Covid-19». Prevarranno i soldi o il cuore? Le tifoserie organizzate dei sei club inglesi firmatari dell’atto di fondazione della SuperLega hanno espresso una ferma e unanime condanna al controverso progetto, definito «sconcertante», «egoista» e «contrario ai valori dello sport». Gianni Vrenna, presidente del Crotone Calcio e per l’amministratore delegato del Sassuolo, Giovanni Carnevali, preconizzano la fine del calcio in Italia. Quello che al momento è già certo è che inizierà una guerra legale senza precedenti.