Il 45% delle imprese è strutturalmente a rischio

I dati Istat: colpite dalla crisi soprattutto le aziende più piccole

Nonostante il miglioramento osservato nell’ultimo periodo, le prospettive di ripresa per il 2021 appaiono limitate. È quanto sostiene l’Istat nel Rapporto sulla competitività dei settore produttivi 2021, secondo il quale la crisi nata con la pandemia ha colpito soprattutto le imprese di piccola e piccolissima dimensione, interessate da un calo della domanda e della liquidità: a fine 2020 si dichiaravano a rischio oltre il 33% delle microimprese, il 26,6% delle piccole, il 15,1% delle medie e il 10,7% delle grandi. Circa un impresa su tre, rivela lo studio, è rimasto spiazzato dalla crisi e non è ancora riuscita ad attuare una strategia di difesa. Al contrario un quarto ha reagito introducendo nuovi prodotti, diversificando i canali di vendita e di fornitura o intensificando le relazioni con altre imprese. In generale quello che è emerso dall’analisi è che circa il 45% delle imprese è strutturalmente a rischio. Secondo l’Istat, «esposte a una crisi esogena, subirebbero conseguenze tali da metterne a repentaglio l’operatività. Queste imprese sono numerose nei settori a basso contenuto tecnologico e di conoscenza. All’opposto, solo l’11% risulta solido, ma spiega quasi la metà dell’occupazione e oltre due terzi del valore aggiunto complessivi». Entrando maggiormente nel dettaglio, l’istituto ricorda poi come – secondo i risultati della seconda indagine su “Situazioni e prospettive delle imprese nell’emergenza sanitaria Covid-19 – a fine 2020 il 32,4% delle imprese con almeno tre addetti ritenesse ancora compromesse le proprie possibilità di sopravvivenza nei primi sei mesi del 2021 e come solo il 20% dichiarasse di non aver subito conseguenze negative dalla crisi.