di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale UGL

È stato approvato ieri dal Senato, dopo il precedente assenso della Camera, “l’assegno unico universale” destinato alle famiglie con figli. Il nuovo contributo sarà “unico” perché sostituirà tutte le forme di sostegno vigenti, dagli assegni familiari alle detrazioni, ai vari bonus, al fine di semplificare la normativa. La principale innovazione consiste però nell’equiparazione di tutti i genitori, indipendentemente dalla tipologia di lavoro svolta e comprendendo dipendenti, pensionati, precari, autonomi ed anche inoccupati, con il solo discrimine del reddito per stabilire l’importo, spostando la prospettiva dagli adulti-lavoratori verso i minori. La norma prevede che i genitori abbiano diritto a ricevere un sussidio, variabile in base al reddito, con importo massimo pari a 250 euro mensili per ogni figlio a carico. Potrà essere corrisposto sia direttamente che sotto forma di credito d’imposta. Per quanto riguarda l’età dei figli, il contributo sarà erogato dal settimo mese di gravidanza fino al diciottesimo anno, con anche la possibilità di continuare a ricevere il sussidio, in forma ridotta, fino al compimento dei 21 anni, nel caso in cui i ragazzi siano impegnati nello studio universitario o nel servizio civile, siano disoccupati o svolgano un lavoro a basso reddito. In merito agli importi, oltre alle differenziazioni determinate dall’Isee, saranno previste anche alcune maggiorazioni per i figli successivi al secondo, per le madri di età inferiore ai 21 anni, per i figli con disabilità, con un importo, in questo caso, incrementato del 30-50%. Il provvedimento dovrebbe diventare operativo a partire dal prossimo 1° luglio, anche se al momento sono ancora da approvare, nelle commissioni parlamentari competenti, i decreti attuativi, comprensivi anche dei dettagli sulla copertura finanziaria, questione non del tutto risolta, con anzi alcune preoccupazioni riguardanti l’effettiva disponibilità dei fondi necessari a sostenere la misura. È necessario che questa riforma sia ben strutturata, onde non risultare punitiva per alcune tipologie di famiglie, per questo è stata prevista una clausola di salvaguardia. Non è poi richiesta la cittadinanza: sarà sufficiente la residenza in Italia. L’assegno unico per i figli, nel complesso, pur essendo migliorabile, rappresenta una significativa innovazione. Ci auguriamo si riveli utile al fine di contribuire meglio alla creazione di un sistema “family friendly”, che aiuti cioè a metter su e mantenere con maggiore serenità la prole in un contesto, come quello italiano, caratterizzato, anche per ragioni economiche e sociali, da un bassissimo tasso di natalità, ulteriormente diminuito, poi, a causa delle incertezze determinate dalla pandemia. Non solo, in un periodo come quello attuale, di profonda crisi, potrebbe rivelarsi efficace anche al fine di garantire maggiore giustizia sociale, per evitare disparità di trattamento con conseguenti forme di attrito fra le varie tipologie di lavoratori e cittadini, pericolose per la coesione sociale del Paese.