di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale UGL

Il nuovo segretario dei democratici, Enrico Letta, ha tratteggiato la linea del “nuovo” Pd post-Zingaretti. All’insegna, almeno queste sarebbero le intenzioni, di una rinascita basata sulla volontà di affrontare le due maggiori problematiche della storica formazione di centrosinistra: da un lato superare le lotte intestine fra correnti, dall’altro recuperare quel rapporto col popolo, con la gente comune, da tempo perduto. Gli auguriamo di riuscire nel suo proposito: farebbe senz’altro bene non solo al suo elettorato di riferimento, ma a tutta la politica italiana. La sua elezione, avvenuta con la quasi unanimità dei voti, lascerebbe ben sperare almeno sul primo degli obiettivi. Potrebbe essere, però, l’ennesimo caso di una luna di miele fra segretario e capicorrente destinata poi a trasformarsi in un matrimonio non troppo felice, fino all’inevitabile divorzio, è già accaduto diverse volte negli ultimi anni. Per quanto riguarda, invece, il fronte delle idee e dell’identità politica, il nuovo leader dem ha tracciato alcune linee di pensiero e d’azione. Le proposte di insistere, di nuovo, su Ius Soli e voto ai sedicenni sembrano pescare, però, con scarsa fantasia, nel solito serbatoio ideologico del “vecchio” Pd. Saranno, certamente, argomenti importanti per la sinistra, forse gli ultimi appigli identitari per differenziarsi dalla destra e dai centristi, data anche la partecipazione a un governo di unità nazionale. Tuttavia, nell’attuale situazione italiana, tra pandemia, crisi sanitaria e crisi economica, appaiono certamente come delle questioni non prioritarie, se non per gli elettori già affezionati al partito, almeno per la stragrande maggioranza degli italiani, per la gente comune, quella meno politicizzata e dalle preferenze variabili a seconda dei problemi concreti e delle soluzioni proposte per affrontarli. Parole d’ordine rivolte a chi già è più che convinto. Non certo indirizzate ai tanti costretti a fare i conti col lavoro che manca, con i ristori in ritardo, col timore della fine del blocco dei licenziamenti. Persone che certamente, favorevoli o meno che siano allo Ius Soli o al voto agli under 18, in questo momento hanno altre urgenze. Forse sarebbero state opportune proposte orientate su sanità, welfare, economia, rivolte ad una classe media che sta progressivamente scivolando verso la povertà. È risultata particolarmente interessante, però, l’apertura, storica poiché pronunciata dal leader della principale formazione della sinistra italiana, nei confronti del tema della partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese. Qui un segnale di discontinuità e rinnovamento c’è effettivamente stato. Un segnale apprezzabile anche da parte del nostro sindacato, non solo perché sosteniamo questa battaglia da sempre, ma anche perché riteniamo che applicare finalmente in toto l’articolo 46 della Costituzione potrebbe rivelarsi particolarmente utile nel contesto della crisi Covid, per salvaguardare produzione e occupazione. Su questo argomento, tra l’altro, si dovrebbe auspicabilmente trovare all’interno sia dell’attuale maggioranza che dell’intero Parlamento un ampio consenso trasversale: forse il momento di veder realizzata la partecipazione in Italia è arrivato.