Prima ancora dei valori assoluti, che pure, data la loro enormità, sono da analizzare con estrema attenzione, ciò che emerge che drammatica evidenza è dove la pandemia ha colpito maggiormente: la caduta del tasso di occupazione è stata quasi il doppio tra le donne rispetto agli uomini (-1,3 contro -0,7 punti percentuali) e più forte per gli under 35 (-1,8 punti contro -0,8 dei 35-49enni e -0,3 punti per gli over50). Insomma, giovani e donne le prime vittime della pandemia. Nei primi tre trimestri del 2020, più che il calo degli occupati (-470mila) seppure altissimo, ciò che dovrebbe colpire è soprattutto la crescita della inattività (621mila) in tutte le fasce di età. La questione che si pone è quella della crescita del fenomeno del neet che si estende ben oltre il tradizionale range entro i 29 anni. Il crollo dell’occupazione è dovuto in larga parte al lavoro a tempo determinato (-394mila unità) e al lavoro autonomo (-162mila unità). In questo scenario così drammatico, in particolare negli alberghi, nella ristorazione e nei servizi domestici (non a caso, tutti settori con forte prevalenza femminile), in qualche comparto si è registrato un dato in controtendenza: costruzioni, industria e informazione e comunicazione hanno generato, infatti, nuova occupazione stabile, con 86mila addetti in più, pari allo 0,6%. Il secondo trimestre del 2020 ha segnato, infine, una profonda trasformazione: oltre quattro milioni di lavoratori, circa un quinto del totale, prestava servizio da casa; un anno prima, neanche il 5% degli addetti era in smart working.

La sbandata
Da un saldo medio trimestrale di circa 136mila unità in più si è passati anche ad un saldo negativo di 47mila unità. Il flusso delle comunicazioni obbligatorie relativo alle assunzioni e alle cessazioni rende molto bene la dinamica generata dal Covid-19 nel mondo del lavoro. Fra il 2017 e il 2019, tale saldo è sempre stato abbondantemente in utile, mentre nei primi tre trimestri del 2020 è sceso anche sotto zero, in particolare fra aprile e giugno. Curiosamente, sia le attivazioni dei contratti a tempo indeterminato che quelle relative ai contratti a tempo determinato diminuiscono di percentuali simili: rispettivamente meno 47,5% e meno 47,1%, sempre nel secondo trimestre del 2020.

Foto in rosso
Le comunicazioni obbligatorie, idealmente, ci restituiscono delle fotografie del mondo del lavoro molto differenti. Ad inizio 2020, i servizi sono in saldo positivo per circa 150mila unità; nove mesi dopo, il saldo è vicino allo zero. L’agricoltura è l’unico settore che migliora la propria posizione, restando sempre sopra la soglia zero, mentre il turismo crolla, arrivando a sfiorare un saldo negativo di 200mila unità a giugno, recuperando successivamente, ma così abbastanza, tanto è vero che mancano all’appello quasi 100mila attivazioni. Grazie probabilmente ai bonus fiscali, ma anche al fatto che, per lungo tempo, è stata una delle poche attività possibili, le costruzioni sono cresciute.