di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale UGL

Ha fatto scalpore e generato qualche malumore l’intesa tra Stefano Bonaccini, governatore in quota Pd dell’Emilia-Romagna e presidente della Conferenza delle Regioni, e Matteo Salvini, leader della Lega e uomo di punta del centrodestra, sul tema della riapertura serale delle attività di ristorazione. I due si sono trovati d’accordo circa la possibilità di consentire un’estensione degli orari di apertura, laddove la curva epidemiologica lo consenta e magari con controlli più serrati sul rispetto delle norme su distanziamento e mascherine, a bar, ristoranti e simili esercizi commerciali, molto provati economicamente – con significative ripercussioni anche dal punto di vista occupazionale – dalla crisi Covid. Non sembrerebbe una notizia tale da determinare polemiche e discussioni. Invece nel nostro Paese, segnato da una tensione politica molto forte e nel quale l’avversario viene spesso confuso con un nemico da “annientare”, a molti – soprattutto a sinistra, dove il livello di intolleranza nei confronti della controparte di centrodestra è decisamente più alto, anche questo va detto – un simile dialogo bipartisan è sembrato inaccettabile. Al punto che lo stesso Bonaccini, a dimostrazione del fatto che, come appena affermato, le polemiche sono montate essenzialmente, se non esclusivamente, a sinistra, si è sentito in dovere di fornire delle giustificazioni ai suoi elettori e ai colleghi di partito: “Quando si voterà per le politiche immagino che Pd e Lega si torneranno a dividere come è giusto che sia in una democrazia, avendo su tante cose idee diverse, ma non vedo perché anche con un avversario politico – laddove dica cose che io credo possano avere un senso – non si possa discutere, dialogare”. Considerazioni semplici e ragionevoli, che dovrebbero smorzare ogni critica e che, anzi, in un Paese “normale”, dovrebbero essere di tale ovvietà da non aver neanche bisogno di essere esplicitate. Anche perché sarebbe proprio questo lo spirito, collaborativo, dialogante, di ricerca di un compromesso accettabile per tutti e capace di tener conto delle diverse esigenze, mediante il quale impostare le misure da mettere in atto in questo periodo storico così complesso e difficile per l’Italia, mettendo in pratica, fra l’altro, quanto richiesto espressamente dal Capo dello Stato al momento della formazione del governo Draghi di unità nazionale. Una “intesa sul fare”. Comunque va dato a Bonaccini il merito di aver impartito, con il suo atteggiamento, una lezione, che speriamo possa essere appresa e fatta propria dalla nostra classe politica e, più in generale, dalla collettività, dando inizio a un nuovo periodo di pacificazione nel quale, pur mantenendo ognuno la propria identità, si riesca finalmente a collaborare in modo costruttivo al fine di trovare le migliori soluzioni nell’interesse del Paese.