Governo Draghi, primo atto: si parte dalla campagna vaccinale


Occorre recuperare i ritardi. L’Esercito si è già messo in moto a Roma e proseguirà su tutto il territorio nazionale. Confindustria disposta ad aprire le fabbriche

Oggi alle 9,30 è stato convocato il primo consiglio dei ministri operativo: il nuovo governo ha varato un decreto legge Covid che proroga il divieto di spostamenti tra Regioni fino al 27 marzo e anche la regola che limita gli spostamenti verso le abitazioni private a due adulti con in più solo i figli minori di 14 anni. Diverse voci della maggioranza, come quelle di Salvini, Bonaccini e Franceschini, hanno chiesto al premier Mario Draghi un cambio di passo rispetto al passato: scelte comunicate con più largo anticipo, un Cts che parli con una voce sola, più chiaramente e tempestivamente, una delimitazione su base provinciale, non più regionale tantomeno nazionale, delle fasce, ristori più veloci e riapertura di attività economiche e culturali pesantemente sacrificate. Resta il fatto però che il virus, a causa delle varianti, è cambiato e rischia a breve di vedere incrementata la propria diffusione, mentre la campagna vaccinale continua ad accumulare ritardi. Come uscirne lo ha detto lo stesso premier in Senato in occasione del voto di fiducia: sul vaccino la prima sfida «è distribuirlo rapidamente ed efficientemente. Abbiamo bisogno di mobilitare tutte le energie su cui possiamo contare, ricorrendo alla protezione civile, alle forze armate, ai tanti volontari. Non dobbiamo limitare le vaccinazioni all’interno di luoghi specifici: abbiamo il dovere di renderle possibili in tutte le strutture disponibili, pubbliche e private». L’esercito si è già messo in moto: a Roma oggi apre il primo “drive trough” della Difesa, riconvertito in centro vaccinale; presto accadrà in tutta Italia. C’è già il via libera a caserme, palazzetti, fiere e a luoghi come la stazione Termini e la Nuvola di Fuksas a Roma, gli spazi nei centri commerciali. Non solo, fabbriche aperte per vaccinare i dipendenti e le loro famiglie e, se fosse necessario, anche il resto della popolazione. Questa la proposta operativa annunciata ieri dal presidente di Confindustria Carlo Bonomi in un’intervista a Repubblica, inviata già a Palazzo Chigi. Un contributo importante se si pensa che le aziende associate a Confindustria sono oltre 5 milioni e mezzo. A quanto si apprende dai quotidiani, il premier sarebbe già in contatto con le istituzioni europee per ottenere il via libera alla produzione nazionale: subappaltare la produzione presso altri siti, al fine di ottimizzare e velocizzare la distribuzione, aiuterebbe anche la nostra economia. Senza dimenticare che per fine marzo l’Italia dovrebbe aver ricevuto complessivamente, quindi da inizio campagna vaccinale, 13 milioni di dosi, secondo quanto dichiarato da Franco Locatelli, presidente del Consiglio Superiore di Sanità durante la trasmissione “Mezz’ora in più”.