SPECIALE GOVERNO DRAGHI – La spesa produttiva


Mezzogiorno e utilizzo delle risorse del recovery fund al centro dell’attenzione

Occupazione femminile, benessere, autodeterminazione, legalità, sicurezza: sono questi i termini che il presidente del consiglio, Mario Draghi, utilizza per indicare la mission del suo governo rispetto al Mezzogiorno. Guardando più oltre, per ottimizzare gli investimenti pubblici sulle infrastrutture «occorre investire sulla preparazione tecnica, legale ed economica dei funzionari pubblici per permettere alle amministrazioni di poter pianificare, progettare ed accelerare gli investimenti con certezza dei tempi, dei costi e in piena compatibilità con gli indirizzi di sostenibilità e crescita». Un ragionamento che denota la conoscenza di quelli che sono limiti oggettivi e strutturali. Il sostanziale fallimento nella spesa delle risorse europee deriva, infatti, in larga parte da due fattori: la questione del cofinanziamento, che impedisce a molte amministrazioni locali di accedere ai fondi Ue, e l’altra della conoscenza stessa degli strumenti a disposizione. A seguire, Draghi indica dove investire (ad esempio, sulla manutenzione e nella tutela del territorio, anche attraverso tecniche predittive) e quale dovrebbe essere il ruolo dei privati, ai quali si chiede «competenza, efficienza e innovazione», prima ancora che «finanza». I circa 210 miliardi che il nostro Paese potrebbe avere a disposizione dovranno quindi essere spesi, avendo ben precisa che Draghi individua con il termine «co-benefici», vale a dire «la capacità di impattare simultaneamente più settori, in maniera coordinata». Proseguendo, il nuovo premier riconosce al suo predecessore di aver fatto una grande mole di lavoro sul programma di ripresa e resilienza, ma si tratta di un lavoro che comunque deve essere approfondito e completato, con l’indicazione dei risultati che si vogliono perseguire pure a lungo termine e assicurando «che l’impulso occupazionale del Programma sia sufficientemente elevato in ciascuno dei sei anni, compreso il 2021». La sede della cabina di regia, che aveva destato grandi attriti nel Conte bis, è indicata nel ministero dell’economia.