di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale UGL
Ascoltando l’intervento di Mario Draghi al Senato, un discorso approfondito e anche appassionato, e non, invece, breve e freddo come ci si sarebbe potuti aspettare, è parso particolarmente significativo l’invito a costruire, nonostante le evidenti difficoltà, un vero spirito di unità nazionale, per superare, insieme, uno dei momenti più critici della nostra storia recente, un contesto di tale complessità da essere paragonabile solo allo scenario postbellico. Questo è stato l’asse portante dell’intero intervento del neopremier, a sostegno di tutti i singoli e specifici obiettivi di governo. Un «nuovo e del tutto inconsueto perimetro di collaborazione» nel quale non si deve fare un passo indietro rinunciando alla propria identità, ma «uno avanti nel rispondere alle necessità del Paese, nell’avvicinarsi ai problemi quotidiani delle famiglie e delle imprese che ben sanno quando è il momento di lavorare insieme, senza pregiudizi e rivalità». Un governo istituzionale, nonostante lo stesso premier non voglia etichette per il suo Esecutivo ispirato dal Capo dello Stato e sorretto da una maggioranza talmente estesa da comprendere quasi tutto l’Emiciclo, da Leu alla Lega. Non solo. Un governo che il Presidente del Consiglio vorrebbe sostenuto, oltre che da un’ampia maggioranza partitica, anche dalla fiducia e dalla cooperazione di tutta la cosiddetta “società civile”, come hanno dimostrato le consultazioni aperte anche alle parti sociali ed alle quali anche noi dell’Ugl abbiamo partecipato offrendo il nostro contributo. Data la situazione drammatica – sanitaria, economica e sociale – nella quale il Paese è precipitato a seguito della pandemia, data la necessità di gettare le basi per la ripresa, «l’unità non è un’opzione, ma un dovere guidato dall’amore per l’Italia», così Draghi, nel discorso per la fiducia al suo governo. Si tratta di un grande impegno, molto difficile da tradurre in pratica. Per ottenere, al di là delle buone intenzioni di ognuno, un vero spirito di unità nazionale saranno necessari profondi cambiamenti di mentalità e modus operandi. Comprendere le ragioni di ognuno, come finora non è stato fatto. Evitare quell’atteggiamento di “demonizzazione” dell’avversario politico che negli ultimi tempi aveva preso fin troppo piede. Considerare le necessità ed i bisogni delle diverse categorie e dei vari settori produttivi che contribuiscono alla vita del nostro sistema economico. Ascoltare le richieste e cercare di comprendere le necessità delle varie fasce sociali di cui è composto il Paese. Non cercare di far prevalere ad ogni costo una visione, una parte a scapito delle altre. Trovare un compromesso nell’interesse del Paese. Se Draghi dovesse riuscire in questo compito, realizzando una sintesi o almeno tracciando un minimo comune denominatore sul quale essere tutti d’accordo, per l’Italia potrebbe essere davvero un nuovo inizio.