di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale UGL
Nonostante la spessa cortina fumogena mediatica creata ad arte, non saranno pochi gli italiani ad aver capito che l’ennesimo tentativo in atto, attraverso la crisi pilotata, di far nascere un “nuovo” Governo in Parlamento, un Conte ter o altri non meno preoccupanti nomi, si sta facendo perché la maggioranza, il centro sinistra, pezzi di “M5s governativo” e non solo, settori dell’establishment hanno paura delle elezioni e di vedere vincere il centro destra. I vari proclami «o Conte o il voto» dichiarano non l’autentica intenzione di passare attraverso un solenne rito democratico, quanto l’obiettivo di agitare e amplificare le paure insite in movimenti, partiti e parlamentari che potranno avere un seggio e un ruolo nella maggioranza solo fino a quando il Parlamento, questo Parlamento, resterà in vita. Lo spauracchio di non uscire vivi dalle urne elettorali sarà dunque il fondamento di un cosiddetto nuovo, eventuale Governo. La paura è un’emozione primaria di difesa che può essere provocata da una situazione di pericolo reale o presunto o immaginario. Le paure reali più forti in Italia in questo preciso momento sono due: quelle, da una parte, di milioni di italiani di non riuscire a farcela ad arrivare a fine mese, di perdere il lavoro, di non percepire la cassa integrazione e i ristori a cui hanno diritto, di dover metterci un decennio, così ha previsto ieri l’Oxfam, per ritornare nella stessa situazione in cui si trovavano prima del Covd e quelle, dall’altra parte, di qualche centinaio di parlamentari e rappresentanti di Governo di non varcare più la soglia di Palazzo Montecitorio, Palazzo Madama e Palazzo Chigi. Due paure inconciliabili, due paure che sono in contrasto tra di loro e soprattutto con la necessità sempre più forte, sempre più urgente che l’Italia ha di agganciare una anche flebile speranza di ripresa. Un’Italia fortemente indebitata dal Governo Conte bis che, come confermano persino l’UE e quei pezzi di establishment che, nonostante tutto, ancora lo sostengono, ha utilizzato gli scostamenti di bilancio solo per spargere bonus a pioggia invece di metterli anche a sostegno di investimenti e di riforme. Come quella urgentissima degli ammortizzatori sociali, non solo fondamentale, in un periodo così lungo di crisi, ma vitale, come l’ossigeno per i malati di Covid, per milioni di italiani. La campagna vaccinale sta conoscendo una battuta di arresto, l’Italia ha rischiato di andare alle olimpiadi di Tokyo 2021 senza bandiera e senza insegne, il Recovery Plan, che Commissione europea aveva immaginato proprio per l’Italia, lo Stato più colpito dalla pandemia, è in ritardo e senza più alcuna giustificazione, se non quella di essere stato nelle mani di un presidente del Consiglio indeciso a tutto, tranne che a restare in sella.
Con le paure, con uno stato costante e a questo punto patologico di difesa, forse si governa ma non si va da nessuna parte. Soprattutto non si cresce.