I numeri della realtà e quelli della politica


di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale UGL

Mentre in Senato si lotta o, sarebbe meglio dire, si mercanteggia per arrivare ad una soglia che consenta al Governo di restare a galla per governare, illudendo l’Italia l’Ue di saper assumere decisioni all’altezza di sfide epocali, nella vita quotidiana, nell’economia reale, nei mercati veri, fatti di persone, consumatori, lavoratori e imprese, si combatte duramente, fino anche a lasciarci la pelle. I dati di Confcommercio diffusi oggi rivelano che il 2021 è iniziato peggio del previsto. Il quadro generale porta a una stima della variazione del PIL per il mese di gennaio del -0,8% su dicembre (quinto calo consecutivo) e del -10,7% sullo stesso mese del 2020. Per molti servizi di mercato, in seguito all’inasprimento delle misure nelle festività natalizie, – che dureranno fino a marzo e verosimilmente anche più a lungo – la caduta dei consumi ha ampiamente superato il 50% nel preconsuntivo di fine 2020. La produzione industriale di novembre ha fatto registrare un calo congiunturale dell’1,4%, con una flessione del 4,3% su base annua. Date le premesse, è chiaro che la ripresa per il Governo è una «scommessa» difficile da vincere perché basata quasi sostanzialmente sullo sfruttamento delle risorse europee. La ripresa è fondamentale alla luce di un debito che si sta ingigantendo pericolosamente. Gli scostamenti di bilancio, necessari a sostenere (non adeguatamente) categorie e settori in difficoltà, non sorreggono vere strategie, non hanno prospettive né visione. Il rischio che abbiamo davanti a noi è che l’Italia finisca in una trappola finanziaria, dalla quale sarà costretta a uscire con ‘lacrime e sangue”, molte delle quali in capo alle future generazioni. Molto dipende dal Recovery Plan italiano che, come più volte qui denunciato, non è ancora all’altezza dell’emergenza e della sfida. Non a caso è stato oggetto della crisi di Governo e di un lieve ma significativo richiamo, visto il momento in cui è arrivato, del Commissario europeo all’Economia. Ha detto Paolo Gentiloni che il piano italiano va bene ma che deve essere rafforzato. Il vice presidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis ha aggiunto che agli Stati devono far arrivare a destinazione i loro piani con la «massima tempestività». Ma in Italia ancora la discussione in Parlamento e con le parti sociali è ferma per la crisi di Governo ancora in corso. La situazione di grave instabilità istituzionale in atto danneggia il Paese e non basterà una maggioranza creata artificialmente in queste ore con modalità da Prima Repubblica a illudere i cittadini. Sarebbe più opportuno, nonché auspicabile, un esecutivo forte e autorevole, in grado di traghettare l’Italia fuori dal dramma sanitario ed economico. Non possiamo permetterci di avere un Premier in balia del fuoco amico. I numeri della realtà richiedono alla politica soluzioni all’altezza di una situazione che non può essere superata con il solito “tirare a campare”.