Pubblico impiego, riparte la corsa al merito

La sola soddisfazione del cittadino presenta elementi di criticità

La pubblica amministrazione prova, per l’ennesima volta, a ripartire da se stessa. Sono infatti diversi anni ormai, almeno un decennio, se non di più, che si parla periodicamente di premiare il merito nel personale pubblico, ma ogni volta si ritorna alla casella iniziale. L’ultimo caso certificato, quello dell’abbandono della disposizione sui controlli biometrici delle presenze; il penultimo, le dichiarazioni della ministra della funzione pubblica, Fabiana Dadone, che, illustrando i risultati dello smart working, ha evidenziato risparmi per 50 milioni di euro, non però da maggiore efficienza, ma semplicemente dal taglio di buoni pasto e straordinari. Ora nel Recovery plan, il governo propone un nuovo modello di lavoro pubblico da realizzarsi con strumenti normativi, quindi una legge, e contrattuali, in modo tale da agganciare la retribuzione al risultato, misurato anche in termini di soddisfazione dell’utenza. Insomma, non una vera e propria rivoluzione, in quanto determinate suggestioni sono note da tempo, ma una accelerazione sul versante del merito e della produttività. Uno dei meccanismi che saranno adottati dovrebbe essere quello della soddisfazione del cittadino, un aspetto che presenta, però, notevoli criticità, se applicato da solo. È sufficiente richiamare il caso del cittadino che si presenta allo sportello tributi: non sarà soddisfatto, quando il dipendente gli dirà che sono da pagare.