di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl

Come sempre, la fine dell’anno è un momento di bilanci. Per quanto ci riguarda, è l’occasione per una riflessione sulla salute e sicurezza nel mondo del lavoro e sull’andamento dei casi di infortuni mortali, di cosiddette “morti bianche”. Cosa è accaduto in questo anno di pandemia e anche di blocco di moltissime attività economiche, per quanto riguarda le morti sul lavoro? I dati definitivi relativi al 2020 arriveranno nelle prossime settimane, ma già è possibile realizzare un confronto con l’anno passato. Sulla base delle informazioni fornite dall’Inail, da rapportare allo stesso periodo dell’anno precedente, nel 2020 l’andamento degli infortuni non mortali e quello dei casi fatali hanno seguito strade diverse. Sono diminuite, infatti, le denunce complessive per infortunio sul lavoro: tra gennaio e ottobre sono state 421.497 (-21,1% rispetto allo stesso periodo del 2019). Circa un quinto a causa del Covid. Sono aumentati, invece, i casi mortali, 1.151 nei primi 11 mesi del 2020, ossia il 15,4% in più rispetto a quelli avvenuti nello stesso arco di tempo dell’anno passato. Le cause di una simile situazione sono da ricercare proprio nella pandemia e nei lockdown parziali e totali avvenuti nell’anno che si sta concludendo. Da un lato, infatti, l’andamento degli infortuni sul lavoro risulta in diminuzione a causa delle lunghe sospensioni di molte attività produttive nel corso del 2020. Molte imprese, poi, non hanno avuto una produzione paragonabile a quella dell’anno precedente neanche se rimaste aperte o, per quelle soggette alle chiusure, nei periodi di riapertura. Moltissime aziende hanno utilizzato la Cig e meno lavoro ha significato, chiaramente, anche meno incidenti sul lavoro. Non tutti i settori hanno subito conseguenze simili: se la gran parte ha visto le proprie attività ridotte, altri, invece, durante l’anno della pandemia hanno lavorato di più, si pensi, ad esempio, alla distribuzione di beni essenziali ed alla logistica, con conseguenze anche dal punto di vista della presenza di infortuni professionali. Tuttavia, se il numero complessivo degli infortuni è diminuito, quello di casi mortali è invece purtroppo aumentato. Solo nei primi 11 mesi dell’anno sono state, infatti, 1.151 le morti sul lavoro. Qui il dato è da attribuire allo stesso virus, con la presenza – accanto a casi simili a quelli degli altri anni di morti dovute a incidenti nei settori più rischiosi, dall’edilizia all’agricoltura – anche dei contagi da Covid-19 avvenuti nell’ambiente di lavoro, soprattutto tra gli operatori sanitari, ma anche in altri settori o in itinere. Il virus ha avuto, come dichiara l’Inail, un «impatto significativo sull’andamento dei decessi finora registrati, che risultano per questo motivo in deciso aumento». Meno lavoro, ma più morti bianche, questo il drammatico bilancio finale, quindi, di questo anno di pandemia.