di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl
È sempre la realtà ad aiutarci a sconfessare la narrazione di un’UE unita e solidale. Mentre Bruxelles e Londra sono arrivate in extremis ad un accordo sulla Brexit, la UE ha dato prova di sé, l’ennesima, molto discutibile. Nonostante fosse stato solennemente dichiarato dalla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, soltanto il 16 dicembre scorso, «iniziamo quanto prima con la campagna di vaccinazione insieme, noi 27, iniziamo lo stesso giorno» e nonostante in seguito a ciò sia stata stabilita una ripartizione inizialmente simbolica e proporzionale alla popolazione di ogni Stato delle 300 milioni di dosi di vaccini ordinate dall’UE al solo scopo di poter partire tutti assieme il 27 dicembre, la Germania si è prodigata ad ottenere più dosi. Nel Paese forti sono state le pressioni affinché ciò accadesse. Appena il giorno successivo, 28 dicembre, la data simbolica europea del “vacciniamoci tutti insieme appassionatamente”, siamo venuti a sapere dalla portavoce del ministero della Salute tedesco che Berlino ha stipulato un accordo bilaterale con Biontech per ottenere 30 milioni di dosi in più di vaccino, dopo averne ottenute “simbolicamente” 150 mila (poco meno di 10 mila per ognuno dei 16 Land) rispetto alle 9750 dosi italiane e alle 19.500 dosi della Francia (con 67 milioni di abitanti). Per timore di non raggiungere velocemente l’immunità di gregge, la Germania ha puntato anche a intensificare la produzione del vaccino BionTech-Pfizer sul proprio territorio, facilitando l’operatività di nuovi impianti. Una fabbrica Novartis, di recente acquisita da BionTech a Marburg in Assia, sarà in grado già a febbraio-marzo 2021 di produrre i vaccini, aumentando notevolmente il numero delle dosi disponibili. Come non complimentarsi con un Paese che pensa prima di tutto alla salute dei propri cittadini garantendosi in anticipo rispetto ad altri Paesi (o competitors?) dosi maggiori di vaccino, anche per favorire una più immediata ripresa dell’economia? Come non essere d’accordo visto che, a causa del maltempo evidentemente non previsto, un carico di 470mila dosi da distribuire tra gli Stati membri rischia per ora di restare in Belgio a causa del maltempo? Peccato però che la Germania faccia parte di una Unione sovranazionale, anzi ne sia la locomotiva, e che abbia condannato tutti quei Paesi, tra i quali l’Italia ai tempi del governo sovranista gialloblu, decisi a porre l’interesse nazionale al di sopra dell’interesse europeo. Peccato che il settimanale tedesco Der Spiegel abbia sostenuto che l’Unione europea avesse «limitato» il numero di dosi prenotate a Pfizer e BioNTech, case farmaceutiche Usa e tedesche, per non sfavorire la francese Sanofi. Se sono questi gli europeisti…