di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl
Ci sarebbero molte cose da dire sul “V-Day” italiano, enfatizzato da governo e media con toni trionfalistici, francamente sproporzionati. L’arrivo delle prime dosi sul camion ripreso dalle telecamere ci ha ricordato quando nei film western alla fine arrivava la cavalleria. Senz’altro si tratta di una tappa importantissima nella lotta al virus, ma ancora non possiamo cantare vittoria e considerare conclusa la stagione della pandemia. Per varie ragioni: la copertura dal ricevere e diffondere il contagio garantita dai vaccini attualmente a disposizione, le quantità disponibili, per ora poche a confronto con altri Paesi. Ci sono poi anche questioni più prosaiche relative alla trasparenza e congruità nell’acquisto dei medicinali e delle altre strumentazioni necessarie. Sarà necessario seguire con attenzione la faccenda, per tutelare al meglio l’interesse nazionale. Ma già solo parlando della questione dal punto di vista del mondo del lavoro – ovvero quello di stretta pertinenza del sindacato – ci sono diverse puntualizzazioni necessarie da porre all’attenzione di decisori politici ed opinione pubblica, per cercare di gestire al meglio la campagna di vaccinazione. I vaccini sono arrivati, solo quelli Pfizer-BioNTech, solo poco più 9mila dosi. Ne arriveranno altre nei prossimi mesi, insieme ad altri vaccini prodotti da diverse aziende. Il nostro personale sanitario sarà quello che, in prima linea, dovrà gestire la campagna e, per fare in modo che le cose vadano bene, innanzitutto sarebbe necessario chiarire meglio da parte di governo, Cts e commissario, che non ci sono al momento dosi sufficienti a coprire le richieste di tutta la popolazione. Altrimenti a dover replicare – negativamente – alle richieste dei cittadini non appartenenti alle categorie che avranno accesso prioritario al vaccino dovranno essere gli operatori sanitari che si interfacciano col pubblico, già troppo spesso chiamati a rispondere di inefficienze provocate da altri. Poi, il nostro personale sanitario, già oberato dalle normali attività, alle quali si sono aggiunte quelle straordinarie dovute al diffondersi del Covid, dovrà essere messo in condizione di poter ottemperare anche a questo nuovo compito. Per ora sono state previste delle assunzioni a tempo determinato, nove mesi, per 3mila medici e 12mila infermieri. Si poteva come al solito agire con maggiore tempestività, le selezioni devono ancora iniziare, e fare di più, ad esempio prevedendo assunzioni stabili e non precarie, dato che se qualcosa abbiamo capito da questa pandemia è che occorre investire di più e meglio in sanità pubblica. Poi sarà doveroso garantire a tutti i lavoratori del settore, pubblici e privati – dai medici agli infermieri, senza dimenticare tutti gli altri operatori delle strutture sanitarie e anche assistenziali – l’accesso prioritario al vaccino in modo da poterlo assicurare a tutti, poiché, come purtroppo testimoniano anche i numeri delle vittime causate dal Covid fra queste categorie nei mesi della pandemia, sono loro che per primi rischiano il contagio, mentre operano a tutela della salute di tutti noi. Insomma, oltre al “V-Day”, bisognerebbe organizzare per tempo e bene – almeno stavolta – anche gli altri giorni dell’anno.