di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl

In questi strani giorni di festa dominati dai timori per vecchie e nuove varianti del Covid, con lo scattare della “zona rossa” nazionale, saremo sottoposti a delle regole stringenti per limitare spostamenti ed evitare assembramenti. Saranno vietate perfino le tradizionali riunioni casalinghe con amici e parenti per festeggiare insieme il Natale. A vegliare sul rispetto delle normative, verranno schierati su tutto il territorio nazionale 70mila agenti. Tutto giusto, nonostante le regole siano troppo severe in alcuni casi e lassiste in altri e nel complesso piuttosto contorte, dobbiamo comunque evitare, anche a costo di grandi sacrifici sul piano personale ed economico, l’arrivo di una possibile “terza ondata”. I cittadini, però, sono piuttosto esasperati e con tutta probabilità anche molti degli stessi agenti impegnati nei controlli natalizi. Il motivo è presto detto. Ben venga un corposo schieramento di forze dell’ordine a combattere il virus, ma ne servirebbe uno altrettanto significativo, e forse ancor di più, a presidiare i nostri territori e a difenderli dalla criminalità grande e piccola che infesta il nostro Paese. Da marzo ad oggi abbiamo visto in azione droni, posti di blocco e pattugliamenti a controllare, identificare e multare runner, padroni di cani a passeggio, vacanzieri. Adesso i parenti in visita col panettone in mano. Benissimo, il virus è un nemico insidioso e la prudenza non è mai troppa. Ma difficilmente questo rigore sarà ben accolto dai cittadini se non si vedrà altrettanta solerzia da parte del Ministero dell’Interno, da cui dipendono gli agenti, e del governo tutto per estirpare quelle situazioni di illegalità, molte delle quali incancrenite e quindi facilmente individuabili, che turbano la sicurezza della cittadinanza. Piazze di spaccio, insediamenti di clandestini, magari con in tasca un foglio di via, baraccopoli gestite da caporali per sfruttare il lavoro in agricoltura e non solo, sfruttamento della prostituzione, stazioni ormai diventate pericolosi crocevia del malaffare. Per non parlare poi della criminalità organizzata che imperversa, ancora di più adesso sfruttando la crisi Covid, in tutta Italia. Si vedano gli ultimi fatti di Milano, l’uccisione di un medico in strada, a cento metri dalla stazione Centrale. Un caso tutto da chiarire e sul quale si sta investigando, ma che – messo insieme a molti altri – rende l’idea del clima di insicurezza che si respira da un po’ di tempo a questa parte nelle nostre città. Insomma, accettiamo di buon grado la presenza di migliaia di agenti in strada per controllare i cittadini durante le feste, ma in Italia c’è bisogno di altro. Anche così, con una giusta ed equa amministrazione della sicurezza pubblica, oltre che con gli interventi economici, si mantengono, in un momento come questo di profonda crisi, la coesione sociale e una serena convivenza civile.