di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl
I diciotto marittimi imbarcati sui pescherecci italiani “Antartide” e “Medinea”, partiti da Mazara del Vallo e sequestrati lo scorso primo settembre dalle milizie del generale Haftar, dopo essere stati trattenuti per oltre cento giorni con accuse infondate, probabilmente allo scopo di ottenere uno scambio di prigionieri con alcuni scafisti libici detenuti in Italia, sono finalmente liberi. A dare bella notizia, confermata dagli stessi familiari dei pescatori, sono stati il presidente del Consiglio Conte, e il ministro degli Esteri Di Maio, che stamattina sono volati verso il Paese nordafricano per concludere le trattative che hanno portato alla scarcerazione, tanto da posticipare gli altri impegni – urgenti – di governo, direttive di Natale e confronto con Renzi compresi. Attualmente i diciotto uomini sono prossimi al ritorno in Patria. Sono stati, infatti, prima trasferiti dal carcere di el Kuefia per essere ospitati in un edificio militare di Bengasi nei pressi del porto, poi sono tornati a bordo delle loro barche, e, navigando verso Mazara, entro stasera dovrebbero rimettere piede sul suolo italiano. Tutti noi dell’Ugl, che abbiamo sempre seguito con attenzione e partecipazione il caso, siamo lieti che questa brutta avventura si stia concludendo in modo positivo e siamo certi che tutti gli italiani la pensino allo stesso modo. Possiamo solo immaginare l’immensa gioia delle famiglie, che forse non speravano più di poter riabbracciare i propri cari entro Natale. Insomma, un’ottima notizia, un segnale di speranza in un momento difficile per tutta la Nazione. Anche se, con un po’ di scaramanzia, preferiremmo aspettare il loro arrivo, prima di poter considerare conclusa la faccenda. Si potrebbe dire che altri Stati hanno fatto prima e meglio, quando si sono trovati in situazioni simili, si potrebbe notare il curioso tempismo che ha fatto sbloccare le trattative proprio durante la più profonda crisi di governo da quando sono nati i giallorossi, si potrebbero mettere sui piatti della bilancia a pesare le capacità del governo, da un lato l’esito favorevole sebbene tardivo di questa vicenda complicatissima, dall’altro le tante manchevolezze che stanno rendendo sempre più difficile gestire, dal punto di vista sia sanitario che economico, la pandemia in corso. Certamente ci aspettiamo che vengano chiariti in modo esauriente i dettagli della trattativa che ha portato alla liberazione dei pescatori, nella speranza che sia stata condotta in modo utile non solo alla scarcerazione dei marittimi, ma anche alla complessiva tutela dei nostri interessi nazionali. Questioni, tutte queste, che dovranno necessariamente essere approfondite nei prossimi giorni. Oggi, comunque, è una giornata felice per l’Italia, perché finalmente i nostri connazionali, i pescatori prigionieri da mesi in Libia, stanno tornando a casa.