di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl

«Il livello di civiltà di un popolo e di uno Stato si misura anche dalla capacità di assicurare alle persone con disabilità inclusione, pari opportunità, diritti e partecipazione a tutte le aree della vita pubblica, sociale ed economica». Impossibile non dare ragione al Capo dello Stato, Mattarella, che oggi, in occasione della Giornata internazionale per i diritti delle persone con disabilità, ha voluto esprimere queste considerazioni. Ma qual è, passando dalle buone intenzioni ai fatti, la situazione nel nostro Paese? In realtà, per ottenere delle concrete pari opportunità e una vera inclusione sociale c’è ancora molto, moltissimo da fare. E durante questi mesi segnati dal Covid, dai lockdown parziali e totali, dalla crisi economica, le cose sono ulteriormente peggiorate, accentuando il senso di solitudine e di abbandono avvertito da molti disabili e dalle loro famiglie. Innanzitutto c’è l’aspetto economico. Servono sostegni adeguati, che permettano di affrontare le esigenze quotidiane, le cure necessarie, l’eventuale bisogno di assistenza con tranquillità. Dopo la sentenza della Corte Costituzionale, c’è stato un aumento – doveroso – dell’assegno di invalidità, ma solo per gli invalidi totali tra i 18 e i 60 anni. Sono state escluse, quindi, moltissime persone, anche con importanti disabilità. Con l’aggiunta poi di ulteriori restrizioni della platea degli aventi diritto, in base al reddito personale e addirittura a quello del coniuge, con una soglia peraltro molto bassa si perde il diritto all’incremento. Buona parte delle persone con disabilità nel nostro Paese continua a ricevere un assegno inferiore ai 300 euro al mese, con il risultato che l’aumento a molti è parso una beffa. Sono ancora insufficienti i servizi di assistenza, sia domiciliare che nelle strutture residenziali e semiresidenziali, offerti alle persone con disabilità ed alle loro famiglie, con queste ultime costrette a dover sopperire – con grande impegno personale – alle carenze dello Stato. Ci sono questioni importantissime, come quelle relative alle barriere architettoniche, ancora più che presenti nelle nostre città, da abbattere con investimenti adeguati negli spazi pubblici, ma da eliminare anche nelle residenze private delle persone con disabilità, mediante sostegni sufficienti di tipo economico e fiscale. Ci sono i ragazzi con disabilità, che in questi mesi hanno dovuto affrontare con ancora maggiore difficoltà la chiusura delle scuole e la Dad. E poi il tema – decisivo per il sindacato – del rapporto fra disabilità e mondo del lavoro: anche in questo caso le già presenti criticità, attualmente poco più del 30% delle persone con disabilità risulta occupato, sono state ulteriormente accentuate dalla crisi economica nata dalla pandemia, con il rischio di vedere ulteriormente ridotte le possibilità di inserimento e mantenimento della propria occupazione. Invece, per una piena integrazione, oltre agli strumenti di assistenza, il lavoro è fondamentale. Per questo servono risorse per garantire formazione ed inserimento, rafforzando le misure esistenti. Insomma, questa giornata non deve essere solo un’esibizione di buoni propositi, ma un momento di riflessione, per fare il punto e poi ripartire in un cammino di azioni concrete per una reale inclusione sociale delle persone con disabilità.