PATERNALISMO DI STATO


Conte avvisa gli italiani: «niente baci e niente abbracci» per le Feste. Per Coldiretti, il settore alimentare tiene ma «preoccupano» le festività sobrie, senza le tradizionali maxitavolate

Che a Natale e Capodanno ci dovremo dare tutti ridimensionare, lo avevamo già intuito. Che però il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, abbia sentito la necessità di avvertire gli italiani, usando certe parole, come nel caso del «Natale più sobrio» è tutta un’altra storia. Già la settimana scorsa ci aveva indottrinato, ricordandoci che il Natale non è soltanto regali, ma soprattutto «spiritualità» – senza considerare che la festività viene osservata anche dagli atei, giusto per non rimanere soli o per fare contenti i bambini – e che «il raccoglimento spirituale in tanti non viene bene», dimenticandosi che a San Pietro l’Angelus del Papa attirava decine di migliaia di persone. Oggi ha fatto di più, in un colloquio con il Corriere della Sera. Nel ripetere per l’ennesima volta, come altri suoi colleghi, che non sarà un Natale come tutti gli altri, ci ha redarguito: «Baci, abbracci, festini e festone non sono pensabili, indipendentemente dalla curva», quella dei contagi. Ecco cosa intendeva dire con sobrietà: niente baci e niente abbracci. E i bambini? Nell’augurarsi e augurarci, senza fare promesse, che sotto le Feste «l’economia possa svilupparsi, che si possano fare acquisti e scambiarsi anche doni», ha allo stesso tempo ammonito che «una settimana di socialità scatenata significherebbe pagare a gennaio un innalzamento brusco della curva, in termini di decessi e di stress sulle terapie intensive. Non ce lo possiamo permettere». Niente baci, niente abbracci e no socialità scatenata. Un presidente del Consiglio può esprimersi davvero in questo modo? Evidentemente lui crede di sì. Così come sempre secondo Conte si può far cambiare fascia ad una Regione attraverso un’ordinanza del ministro della Salute, mentre per alcuni costituzionalisti no. L’emergenza giustifica tutto? A quanto pare per le istituzioni sì. Il Consiglio comunale di Milano, ad esempio, ha approvato il Regolamento sulla qualità dell’aria che prevede, tra le altre cose, il divieto di fumare dal primo gennaio 2021 anche in alcuni luoghi all’aperto: divieto nei parchi, nel raggio di dieci metri dalle fermate dei mezzi pubblici, nelle aree gioco per i bambini, nelle aree per i cani, nei cimiteri, ma anche negli stadi, compreso quello di San Siro. Se non si trattasse di questioni serie, verrebbe da ridere al solo pensiero che il livello di inquinamento di una zona come la Pianura padana, nella quale è compresa Milano, la più inquinata d’Europa, possa essere modificata dal divieto di fumo, che più che altro fa male alla salute e forse anche per il Covid. Hanno già chiuso palestre, musei, teatri e cinema nella convinzione che non fossero attività essenziali. Adesso a Natale, proprio a Natale, niente baci e niente abbracci. Chiaro?