di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl

L’avevamo detto su queste pagine. L’incarico per il fondatore di Emergency in supporto alla sanità calabrese non sarebbe stato quello di Commissario “al posto di”, ma un altro, in più, creato ad hoc. Perché nella gestione della pandemia ai tempi del Conte Due forse mancheranno le terapie intensive, i posti letto, i tamponi, le bombole d’ossigeno – con l’ultima novità di colpevolizzare, ancora una volta, i cittadini che non restituiscono le bombole, piuttosto che chiedersi perché non ne siano state ordinate a sufficienza – saranno troppo pochi i medici e gli infermieri, ma di certo non scarseggiano gli incarichi di prestigio. Ne possiamo contare diversi nati da Marzo: il Cts, le task force, i comitati, i commissari, primo fra tutti il super commissario Arcuri, e così via. E adesso dovrebbe aggiungersi anche Gino Strada. Nome caro ai Cinquestelle, meno amato dal Pd, nonostante uno storico schieramento a sinistra. Il suo ruolo, a quanto si apprende dalle parole del premier Conte, non sarà quello di Commissario, ma verrà inserito all’interno di una convenzione tra Emergency e la Protezione Civile per fornire alla Calabria ospedali da campo, organizzare i covid hotel e supportare il personale sanitario nei triage. Speriamo vivamente che il coinvolgimento di Strada, medico esperto in scenari di guerra, si riveli utile alla cittadinanza calabrese. Speriamo anche che, data l’emergenza, in Calabria e non solo, si riaprano i tanti ospedali dismessi, che potrebbero di certo essere utili almeno quanto quelli da campo. Solo nella Regione in questione, come ha affermato anche Nicola Gratteri, procuratore della Repubblica di Catanzaro, ci sono, infatti, 18 ospedali chiusi e i problemi della sanità non starebbero nelle strutture fisiche, nell’assenza di fabbricati, ma piuttosto nella mancanza di personale e materiali, con l’aggiunta delle influenze della criminalità organizzata nella gestione degli appalti della sanità. L’ha detto chiaramente lo stesso Gratteri: «Strada? Non va bene per la Calabria. So le cose straordinarie che ha fatto in Africa, ma il problema in Calabria non sono gli ospedali da campo, ma le ruberie e l’acquisto dei materiali medici». Comunque, staremo a vedere. Nel frattempo, sempre senza coinvolgere i vertici della Regione, Spirlì e la giunta di centrodestra, in barba alle continue filippiche sulla necessità di “dialogo” fra maggioranza e opposizione, continua in parallelo la telenovela governativa per la scelta di un Commissario al quale affidare il compito di coordinare e controllare la sanità calabrese. Il nuovo nome designato da Gualtieri e Speranza era quello di Gaudio, ex Rettore della Sapienza. Appena saltato fuori già c’erano state polemiche a causa di alcune indagini sul suo conto, poi la rinuncia per “motivi familiari”. Il tutto avvenuto non in modo discreto, dopo i recenti scandali sarebbe stato doveroso, non scegliendo con cura, non prendendo tutte le precauzioni per poi nominare, almeno stavolta, un Commissario incontestabile e in modo definitivo, ma attraverso un nuovo pubblico melodramma. Collezionando così un’ulteriore brutta figura. Il Commissario governativo a rigor di logica avrebbe il compito di supplire alle mancanze dell’amministrazione ordinaria, ma qui si fa fatica a trovare – non solo nei designati, ma anche nei designatori – serietà, rigore, efficienza, rapidità di intervento.