Didattica a distanza, cosa ne pensano gli adolescenti italiani


Sei su dieci non hanno avuto problemi con la digitalizzazione

Di didattica a distanza, se n’è parlato molto nel pieno dell’emergenza sanitaria. Oltre alle opinioni dei favorevoli e dei contrari, però, c’è anche da considerare l’opinione dei diretti interessati: gli studenti. Cosa ne pensano? A questa domanda l’Unicef ha provato rispondere, realizzato per conoscere l’impatto dell’epidemia sulla vita e sulle percezioni degli adolescenti italiani. Circa 6 adolescenti su dieci – l’indagine ne ha coinvolti duemila, con un’età compresa tra i 15 e i 19 anni – non hanno avuto difficoltà con la digitalizzazione. Alcuni, però, hanno avuto qualche problema: uno su tre, secondo il sondaggio. Al netto delle difficoltà, oltre sei studenti su dieci hanno dichiarato che la digitalizzazione ha generato stress nello studio, al punto tale che solo un adolescente su quattro vorrebbe mantenere alcune sessioni di didattica a distanza. Che ha avuto, comunque, alcuni aspetti positivi: gli adolescenti hanno apprezzato la maggiore flessibilità degli orari e partecipazione nella definizione del calendario con gli insegnanti (58%), seguita da classi di recupero per chi è in difficoltà (37%). Secondo la metà degli intervistati, il digitale ha aiutato a mantenere vivi i contatti durante il lockdown, perché senza sarebbero stati più isolati. Contemporaneamente, però, molti adolescenti (uno su cinque) sostengono che il digitale li abbia divisi. Il motivo? Non tutti hanno avuto le stesse possibilità di accedere alle tecnologie e alla connessione.