di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl

Dopo la firma del contratto per i rider, primo in Europa e grazie al quale i ciclofattorini delle piattaforme digitali per la consegna di cibo a domicilio hanno diritti e tutele prima inimmaginabili, abbiamo subito attacchi costanti. La maggior parte delle volte verbali, in altri casi vere e proprie aggressioni ai danni delle nostre sedi. Il motivo? Si poteva “fare di meglio”, ovvero trattare i fattorini delle App da dipendenti tout court. Sempre ammesso che, passando dalla teoria alla pratica, una simile categorizzazione dei rider si rivelasse davvero preferibile e noi abbiamo fondati dubbi in merito: pensiamo, invece, che l’autonomia possa giovare non solo alle imprese, incentivandole a mantenere i livelli occupazionali, ma anche e soprattutto ai lavoratori, consentendo loro maggiore libertà di organizzazione delle proprie diverse attività. Altrimenti, ovviamente, quell’accordo non l’avremmo firmato. Abbiamo avuto spesse volte il dubbio che il problema, in realtà, non fosse il contratto in sé, ma il fatto che a trattare con la controparte e ad ottenere un risultato storico a tutela dei lavoratori fossimo stati proprio noi, che ci definiamo “l’altro sindacato”. Comunque siamo andati avanti, ribadendo le nostre ragioni nonostante un coro di critici. Non unanime, però. Dalla nostra abbiamo avuto il sostegno, anche questo c’è da dire, di alcuni esperti, giuslavoristi e accademici di primo piano, neanche vicini “ideologicamente” alle nostre posizioni, che da subito hanno compreso l’importanza e la bontà dell’accordo sottoscritto dall’Ugl con Assodelivery. Adesso vediamo, finalmente, delle aperture espresse al Ministero del Lavoro da altre organizzazioni sindacali. E le accogliamo con ottimismo, convinti come siamo che quanto realizzato tramite il contratto da noi sottoscritto sia un importante punto fermo, messo a disposizione di tutti i lavoratori e anche di tutti i loro rappresentanti. Un traguardo nel riconoscimento dei diritti dei lavoratori in un settore, quello del food delivery, in cui spesso si registrano fenomeni di sfruttamento legati alla pratica del caporalato. Un punto fermo dal quale non si può più tornare indietro, e anzi dal quale si può ormai partire per raggiungere ulteriori mete. Oggi più che mai, con i cambiamenti nell’organizzazione del lavoro che già erano presenti e che ora sono stati ulteriormente accelerati dalla pandemia, la strada per l’ottenimento di maggiori diritti per i lavoratori impone a tutti i soggetti un nuovo modo di concepire le relazioni industriali. Solo così il sindacato sarà capace di cogliere le sfide del presente e del futuro. Speriamo che il nostro esempio sia seguito, che non si rimanga ancorati a vecchi schemi ormai non più rispondenti al contesto produttivo e che si apra una nuova strada di dialogo e collaborazione, affinché le rivendicazioni si possano trasformare in diritti esigibili nella realtà, come noi siamo riusciti ad ottenere in favore dei rider. Ne siamo certi, oggi ancora di più: chi la dura, la vince.