Ancora tanti in attesa addirittura da marzo; il sistema rimane ingolfato
In attesa di sapere se, effettivamente, il governo darà seguito alle promesse fatte – come noto, le promesse sono due: un pronto ristoro per i lavoratori e le lavoratrici e le rispettive aziende interessate dal nuovo dpcm e ammortizzatori sociali e blocco dei licenziamenti per tutti fino almeno al 31 marzo 2021 -, i numeri che continuano ad arrivare dall’Inps evidenziano pesantissimi ritardi nel pagamento della cassa integrazione, in particolare di quella in deroga. Secondo le ultime stime, peraltro contestate in passato pure dallo stesso consiglio di indirizzo e vigilanza dell’Istituto, mancherebbero all’appello oltre 150mila assegni per le sole richieste di ottobre e più di 50mila riferiti ai mesi precedenti. La cosa un poco consolante è che la quota di coloro che deve ancora percepire un assegno è scesa da 17mila a 12mila, ancora tanti comunque. Sono diversi i fattori che hanno contribuito ad ingolfare il sistema, da una procedura oggettivamente complessa, peraltro sconosciuta ad una parte consistente delle imprese, quelle più piccole prive di contrattazione sindacale, alla incapacità di dare sostanza all’accordo sottoscritto dalle parti sociali, alla presenza del governo, con l’Abi, l’associazione che rappresenta le banche italiane. In assenza di una garanzia pubblica, non è mai decollata la possibilità per i lavoratori di accedere alla anticipazione bancaria del trattamento di integrazione salariale.