di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl

La crisi Covid sta generando in Italia un’ulteriore polarizzazione sociale, fra cittadini economicamente solidi e altri italiani, sempre di più a dire il vero, a rischio povertà. Non solo: l’incertezza per il futuro sta spingendo chi può a risparmiare, piuttosto che consumare o investire le proprie risorse, generando così una contrazione dell’economia, in modo da bloccare ulteriormente ogni possibile ripresa del Paese. Questa situazione è stata descritta approfonditamente in una ricerca dell’Acri, che ha ulteriormente chiarito i termini della questione attraverso dati dettagliati: se un 58% di cittadini in questo ultimo anno di pandemia e lockdown ha potuto affrontare serenamente la situazione, risparmiando ed anzi accrescendo il proprio accantonamento di riserve, c’è ben un 28% della popolazione, che, invece, nello stesso lasso di tempo, ha sofferto dal punto di vista economico, con un 13% addirittura colpito in maniera grave, con la perdita del posto di lavoro o comunque delle proprie entrate. E il 30% degli italiani ritiene di non essere in grado di affrontare un nuovo lockdown. Da una parte i cittadini con entrate fisse, gli occupati in attività non toccate dai blocchi, dall’altra i precari, gli autonomi e i dipendenti dei settori più colpiti dalla crisi Covid. “Una quota significativa di italiani, seppur minoritaria, sta velocemente riducendo la propria capacità di resistere alle difficoltà, mentre altri la stanno migliorando”, queste le conclusioni della ricerca. Una situazione simile non è affatto rassicurante, né dal punto di vista economico né da quello politico, dato che un tale acuirsi delle polarizzazioni non può che determinare malessere, instabilità fino a una vera e propria disgregazione sociale. Tutto ciò mentre da più parti si susseguono previsioni tutt’altro che positive: data la situazione dei contagi il timore è che si arrivi a norme più restrittive nell’arco di pochi giorni. Se non un nuovo lockdown come quello della scorsa primavera, comunque qualcosa di non troppo diverso, sull’onda di quanto già in atto in diversi Paesi europei. Per affrontare la situazione in modo propositivo, con l’obiettivo di riportare l’Italia verso una maggiore stabilità e un più diffuso benessere, nonostante il virus, occorrerebbe certamente puntare sui settori chiave della sanità e dei trasporti, al fine di contenere il più possibile i contagi e quindi rendere evitabile il blocco totale delle attività economiche e sociali, e su questo ormai c’è, almeno a parole, una certa unanimità. Ma non solo: affinché il divario sociale non si tramuti in scontro, servirebbero da parte del governo politiche capaci di rispondere in modo efficace alle richieste delle categorie sociali in questo momento più fragili, categorie sempre più numerose. Comprendere le istanze urgenti degli italiani, come finora non è stato fatto, dimostrando capacità di dialogare dal punto di vista formale e soprattutto di collaborare da quello sostanziale, anche a costo, per Conte o chi per lui, di dover compiere, in più di un settore, dalle politiche economiche a quelle sociali, dalla gestione della pubblica sicurezza alla materia fiscale, una decisa inversione a U.