di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl

I soliti equilibri di palazzo hanno fatto sì che nell’ormai lontano settembre 2019 – è passato solo un anno, ma sembra un secolo – a guidare il ministero della Salute sia stato scelto un giovane politico di sinistra, Roberto Speranza. Unico esponente del governo, assieme al sottosegretario Guerra, appartenente al micro partito “Articolo Uno”, ovvero la formazione, nata dalle ceneri di Leu, che conta in Parlamento 6 deputati e un solo senatore. In tempi normali la cosa non avrebbe fatto particolare scalpore: al governo i numeri, per quanto esigui, del partito di Speranza servivano ed era pressoché d’obbligo dare una carica in cambio del sostegno al Conte 2. Ma ora non siamo in tempi “normali”, siamo in piena pandemia, l’Italia sta affrontando una situazione mai vista – tra emergenza sanitaria e ripercussioni economiche inaudite con chiusure, lockdown e quant’altro – e alla guida del dicastero maggiormente interessato dalla questione, quello col compito essenziale di coordinare la risposta dello Stato al virus, c’è Speranza, col suo partitino entrato in Parlamento per il rotto della cuffia, avendo poco più del 3% di preferenze. È vero che non si vede solo da questo l’abilità e l’autorevolezza di un politico e tanti altri ministri, pur avendo alle spalle bacini più ampi di voti, lo dimostrano, ma in un momento come questo avere a capo della Sanità qualcuno di maggiormente connesso ai bisogni ed alle esigenze della cittadinanza forse, anzi con tutta probabilità, sarebbe stato più opportuno. Alcune affermazioni dello stesso ministro, passate e recenti, lo dimostrano. Noto, nel periodo più buio della pandemia, per la propria evanescenza, sostituito de facto nelle decisioni dal Cts, con il sottosegretario Sileri a fare le sue veci nel rappresentare il ministero, ora, dopo la pausa estiva del Covid e della politica, le sue esternazioni sono all’ordine del giorno, al punto da far rimpiangere lo stile defilato della scorsa primavera. Tutti ricordiamo quando, solo pochi giorni fa, suggeriva a vicini di casa e parenti di trasformarsi in “delatori” pronti a segnalare alla pubblica autorità reati gravissimi quali le cene a casa con una decina di invitati. Con Conte poi costretto a smentire e rettificare. Ora, che siamo di nuovo alle prese coi contagi in risalita, con gli italiani preoccupati per la scelta impossibile fra salute e lavoro, fra prendere il Covid o perdere il posto, ecco che il “nostro” suggerisce la soluzione, come il mago che estrae il coniglio dal cilindro: “state a casa”! Gli italiani cercheranno di farlo, senz’altro, tentando possibilmente nel frattempo di continuare a far quadrare i conti a fine mese. Anche il ministro, però, dovrebbe fare qualche sforzo in più: in termini di coordinamento delle politiche sanitarie, tracciamento dei contagi e magari anche evitando esternazioni superflue e piuttosto inopportune.