Il nostro Paese è atteso al varco: venerdì prossimo l’Italia rischia una bocciatura dall’agenzia Standard & Poor’s, che già aveva schiaffato il nostro Paese in un punto basso della classifica, di molto poco lontano dal livello “spazzatura”. Anche le famigerate agenzie di rating chiedono certezze e le vogliono ottenere ripristinando il clima pre-Covid. I mercati, travolti ma non stravolti come gli Stati nazionali dalla pandemia, sono tornati ad osservare con freddezza e rigore i bilanci pubblici dei Paesi che, a causa delle contromisure adottate per combattere il Covid19, rischiano di tingersi sempre più di rosso. La tregua decisa in primavera è già finita mentre Europa e Stati Uniti si trovano ben oltre la cresta della seconda ondata di contagi. Chissà se utilizzeranno con tutti lo stesso metro di giudizio, sarebbe la domanda più banale da farsi, ma soprattutto chissà che posizione “conquisterà” l’Italia, visto che Francia e Gran Bretagna sono già state declassate da Moody’s. Se da una parte si può stare teoricamente tranquilli, grazie allo scudo della Bce sui titoli di Stato e al varo del Recovery Fund europeo, ma sempre più messo in discussione, che aiutano gli investitori a mantenere la calma, quello che da un’altra parte bisognerebbe cominciare a dire è che, così come la pandemia ha stravolto i nostri sistemi produttivi e il lavoro, sarà arrivata anche l’ora di rimettere in discussione l’intero sistema, non del tutto terzo, di “certificazione” dello stato di salute di intere nazioni, e non solo. Gli Stati non possono essere giudicati con lo stesso metro con cui si giudicano pur importanti istituti bancari o società. Mai come in questo momento si sta vedendo chiaramente quanto ingente sia la massa di responsabilità economiche e in primis sociali di cui è titolare uno Stato. Non è semplicemente normale, ma doveroso, che per salvare persone, interi settori strategici, uno Stato possa investire ingenti parti del suo bilancio, anche indebitandosi. Invece no: se uno Stato si indebita per salvare la sorte di milioni di cittadini, come farebbe ricorrendo al Mes e ad una parte del Recovery Fund, rischia di essere declassato per i troppi debiti in bilancio. Sappiamo che è stata ulteriormente prorogato il ritorno del Patto di Stabilità. Un Patto che ha portato tanti Stati, in periodi migliori di quello che stiamo vivendo, a tagliare spese e quindi importanti servizi in ossequio alla regola del pareggio di bilancio. Al di là degli errori e dell’incompetenza dimostrata dall’attuale Governo italiano, tutte le pagelle hanno fatto il loro tempo e non c’è momento migliore di questo per cambiare un sistema, nei fatti dimostratosi fallimentare, riportandolo a misura d’uomo. Anzi di popoli.