Lo scontro all’interno del movimento si fa sempre più duro
Il M5s è in difficoltà. Lo dicono i numeri – al netto del referendum per il taglio ai parlamentari, alle Regionali le cose non sono andate bene – e il minor peso all’interno della maggioranza che lo costringe a fare molte concessioni al Partito democratico. A rendere la situazione ancor più complicata c’è lo scontro tra l’ala governativa pentastellata e Davide Casaleggio, figlio di Gianroberto che attraverso la Casaleggio Associati controlla Rousseau, la piattaforma usata dal M5s. Davide Casaleggio ha accusato pubblicamente i dirigenti del M5s di aver snaturato il movimento, rendendolo più simile a un partito, minacciando una scissione: «Qualora, per qualche motivo, si avviasse la trasformazione in un partito, il nostro supporto non potrà più essere garantito». Lo scontro potrebbe spostarsi in tribunale, dato che Casaleggio rivendica la proprietà del simbolo del M5s. In tutto questo trambusto, c’è chi ha invitato le parti in causa ad abbassare i toni: il presidente della Camera, Roberto Fico. «Si è spesso parlato di scissione, ma finora (semplicemente) alcune persone sono andate via», ha detto in un’intervista a Repubblica. «Quando ero in minoranza non ho mai abbandonato la nave. Ho sempre lavorato perché le cose potessero migliorare. Spero che oggi, da parte di chi critica alcuni processi, ci sia lo stesso atteggiamento», ha aggiunto. Ieri il reggente del M5s, Vito Crimi, ha annunciato l’inizio degli Stati generali che si «concluderanno il 7 e l’8 novembre a Roma».