La resa dei conti dopo le regionali e il referendum: tra stati generali, assemblee e segreterie, i partiti si riorganizzano dopo l’esito, in parte inaspettato, delle ultime consultazioni elettorali
Meno male che le elezioni amministrative non c’entrano nulla con la politica nazionale: a dimostrazione del contrario c’è lo stato di fibrillazione nel quale si trovano più o meno tutti i partiti dopo le ultime regionali. Il più “scosso” sembra essere il Movimento 5 Stelle, già in crisi di identità e di consensi. Ora le cose sono ulteriormente peggiorate dopo i risultati deludenti ottenuti in tutte le Regioni. Mentre ancora si attende l’avvio degli Stati Generali, all’assemblea dei parlamentari grillini, Crimi ha illustrato varie possibilità per decidere del futuro del movimento: l’elezione su Rousseau di un nuovo capo politico, la creazione di un organo collegiale direttivo oppure una serie di riunioni della base. C’è anche l’ipotesi di una commissione interna che proponga i temi e dia avvio al dibattito interno. Neanche la vittoria del Sì al Referendum è riuscita a ricompattare i pentastellati, anzi: 8 senatori, favorevoli al No, sarebbero passibili di espulsione, con il rischio, però, di vederli passare nella compagine avversaria mettendo in pericolo la tenuta dell’esecutivo, già traballante al Senato. In bilico persino la collaborazione fra il movimento e la piattaforma gestita da Casaleggio, un tempo punto fermo del M5s, e lo stesso simbolo della formazione. Il Pd, paradossalmente, nonostante l’aver perso la guida di una regione storicamente di sinistra come le Marche, sembra essersi ricompattato nel post-voto, anche grazie al ridimensionamento non solo dei grillini, ma anche di Italia Viva di Renzi, risultando, allo stato attuale, il vero dominus all’interno del governo. Passato il periodo più duro, dopo le politiche 2018, quando si pensava a cambiare nome e simbolo del partito, oggi non sembrerebbe in discussione neanche la leadership di Zingaretti. Nel centrodestra, la sconfitta di Fitto in Puglia, e in parte anche quella di Caldoro in Campania – entrambi considerati della vecchia guardia “pre-sovranista” – hanno scatenato delle polemiche fra gli alleati sulle responsabilità per la mancata vittoria, mentre il governatore della Liguria, Toti, sull’onda della propria rielezione alla guida della Regione, propone di rafforzare l’ala centrista per poi dar vita a una costituente per una federazione che comprenda moderati, Lega e Fdi. Novità anche nella Lega, dove si prevede la nascita di un nuovo organismo interno: una segreteria politica col compito di affiancare Salvini.