di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl
La storia dell’anziana zia di Bruxelles e dei suoi nipoti italiani poco frugali
Questa storia del Recovery fund somiglia, sempre di più, ad ogni giorno che passa, alla anziana zia che chiama a raccolta i propri nipoti per capire di cosa hanno bisogno. L’anziana zia ha messo da parte un gruzzoletto, almeno così si crede, ad allora i nipoti si lanciano nei loro desiderata: chi vuole comprarsi casa; chi, invece, vorrebbe sposarsi o frequentare quella tale università di cui tutti parlano bene. C’è, naturalmente, anche chi vorrebbe farsi un bel viaggio all’estero, Covid-19 permettendo, e, visti i tempi moderni, c’è chi vorrebbe farsi quel piccolo ritocco estetico, così da valorizzare le foto postate sui social network. La discussione va avanti per un po’, fino a quando i nipoti non scoprono che quel presunto gruzzoletto in realtà non esiste, almeno come lo avevano immaginato, in quanto una parte è andata a coprire le spese per la casa di riposo, un’altra al parroco tanto gentile, un’altra ancora è più virtuale che reale in quanto relativa all’appartamento al centro, che era arrivato a valere molto, ma che oggi ha visto crollare il suo prezzo (senza peraltro che si sia palesato, nel frattempo, un acquirente). Ecco, la discussione sul Recovery fund somiglia molto a questo quadretto familiare. L’Europa – l’anziana zia – ha detto ai suoi nipoti italiani che, se faranno i bravi, avranno a disposizione quasi 209 miliardi, una cifra imponente, mai vista prima, per fare tutto quello che vogliono. Attenzione, però, siccome i nipoti italiani sono noti per essere poco frugali e molto cicale, l’anziana zia, questi soldi, non li darà subito, ma un po’ per volta, nella migliore delle ipotesi, chiedendo soprattutto di fare i compiti a casa. In questi giorni, ministri, rappresentanti di partiti ed esponenti delle parti sociali si stanno affrettando per far conoscere la loro ricetta, ben sapendo che larga parte di quei soldi hanno già un indirizzo ben definito, un percorso, peraltro, pieno di ostacoli e di impegni che, nel gergo proprio dei Palazzi, si chiamano condizionalità. Molto si è parlato, ad esempio, del Mes, il meccanismo europeo di stabilità: al netto delle rassicurazioni a voce, l’accesso ai finanziamenti ha un costo; prevede, soprattutto, un maestro, mandato dalla anziana zia che risiede a Bruxelles, per verificare se effettivamente il nipote italiano si impegna, studia e fa i compiti. Un’altra consistente parte del Recovery fund è legata alla Programmazione 2021-2027, una procedura complessa, talmente complessa, che l’Italia sta ancora spendendo le risorse della Programmazione 2007-2013. Volendo far finta che, per un momento, tutti questi problemi si risolvano con un clic, la nostra ricetta per il Paese prevede un abbattimento delle tasse, attraverso anche una riqualificazione della spesa pubblica, e massicci investimenti sulle infrastrutture, grandi e piccole, comprese quelle immateriali. Servono tanta scuola e vere politiche attive del lavoro.