Polemiche e malumori nella maggioranza su dl Covid, il governo sembra sempre più appeso ad un filo. Alla vigilia di appuntamenti fondamentali

È una costante, ormai. Quasi un déjà vu che si ripete, da alcuni mesi a questa parte, ogni volta che il Parlamento è chiamato a esprimersi su un dato provvedimento. Il governo, per andare subito al nocciolo della questione, appare tutt’altro che stabile. Semmai il contrario, scricchiolante e sul punto di deflagrare da un momento all’altro. Che siano l’emergenza sanitaria o le misure economiche per affrontare la crisi, o la legge elettorale e le riforme istituzionali, la storia è sempre la stessa. È una condizione che indebolisce di volta in volta il premier Giuseppe Conte, accerchiato spesso dal fuoco amico: oggi è il dl Covid, domani sarà qualcos’altro. Quale che sia l’esito di un qualsiasi voto in Aula, è facile presupporre che le polemiche, le scaramucce, i malumori, tutto questo insomma, porti ad un lento logorio nei rapporti – di per sé già poco idilliaci – tra i partiti che sostengono l’esecutivo. Certo non può passare inosservato, ad esempio, il disappunto di Federica Dieni (M5s), deputata che siede nel Copasir, per la decisione del governo di porre la fiducia sul dl Covid a fronte del mancato ritiro, nonostante le insistenze dei vertici pentastellati, dell’emendamento – controfirmato inizialmente da una cinquantina di colleghi, elemento quest’ultimo non trascurabile – che chiedeva la soppressione del sesto comma dell’articolo 1 del decreto, che autorizza la proroga dei vertici dei servizi segreti. Ma questa è solo l’ultima vicenda di una lunga serie, a cui si aggiunge l’annuncio su Facebook della deputata Piera Aiello: «Mi dimetto dal Movimento 5 Stelle, che non mi rappresenta più, continuando la mia attività di parlamentare» (Aiello fa parte della commissione Antimafia e della commissione Giustizia e lamenta una scarsa collaborazione con il guardasigilli Bonafede: «È sempre il ministro a decidere tutto e sicuramente non in autonomia, poiché il 90% degli emendamenti portati in commissione e poi in aula vengono bocciati e spesso senza alcuna motivazione valida»). Il M5s, insomma, perde pezzi alla vigilia di appuntamenti fondamentali (anche) per il premier Conte. Le elezioni regionali, stando agli ultimi sondaggi che vedono il centrodestra in vantaggio praticamente ovunque, Campania esclusa e con la “rossa” Toscana contendibile, saranno un test soprattutto per la maggioranza. Così come il referendum sul taglio dei parlamentari, il cui risultato potrebbe avere conseguenze non banali sul futuro della legislatura. Prima, però, ci sarà da gestire il ritorno a scuola in sicurezza, dopo i mesi di emergenza, per milioni di studenti. Una questione delicata su cui il governo potrebbe giocarsi tutto, o quasi.