Tanti, però, sono i problemi ancora da risolvere per una ripartenza in sicurezza
Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, l’ha definita oggi una «priorità» per il suo governo. Difficile dargli torto: il suo esecutivo ha puntato molto sulla riapertura delle scuole in sicurezza per studenti, insegnanti ed operatori scolastici, a partire dal 14 settembre. Non riuscirci rappresenterebbe un grave danno di immagine e credibilità, proprio nei giorni in cui sono in programma sei elezioni Regionali, oltre al referendum sul taglio per i parlamentari. Inciso: in queste ore, è stata convocata per il 7 settembre la direzione del Pd che dovrà decidere la posizione del partito sul referendum (inizialmente contrari al taglio, i dem hanno cambiato idea dopo aver stretto l’alleanza di governo con il Movimento 5 stelle). Oggi il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha ammesso che non è possibile escludere il ricorso alle lezioni on-line, durante l’anno scolastico, in occasione di brevi quarantene o per «integrare l’apprendimento scolastico in circostanze in cui i bambini alternano la presenza scolastica per rispettare le esigenze di allontanamento fisico nelle aule più piccole». Al momento, nonostante l’andamento al rialzo della curva epidemica, il ritorno tra i banchi di scuola appare certo, anche se molti sono i nodi ancora da sciogliere. A partire proprio dalla mancanza di spazi per consentire il distanziamento sociale: secondo alcune stime, ad oggi, 150mila studenti non potrebbero prendere parte alle lezioni. A questo enorme problema se ne aggiungono degli altri: le cattedre vuote, l’emergenza sostegno – oltre un posto su due sul sostegno sarà precario –, i test sierologici ai docenti, l’uso delle mascherine, obbligatorio per gli studenti universitari e quelli delle superiori mentre si sta discutendo ancora se imporre l’uso anche per gli alunni più piccoli, e, infine, il trasporto pubblico, con gli enti locali in difficoltà nel garantirne uno in totale sicurezza. E siamo ad un passo dall’inizio dell’anno scolastico. La dead-line nazionale è stata fissata per il 14 settembre, ma le Regioni partiranno in ordine sparso: a Bolzano si parte il 7 mentre in Puglia addirittura il 24. Le difficoltà incontrate nel risolvere questi problemi hanno suscitato diverse critiche nei confronti del ministro dell’Istruzione, Lucia Azzolina. Con la Lega che, nei giorni scorsi, ha annunciato l’intenzione di presentare una mozione di sfiducia.