di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl

Il monitoraggio offerto dall’Inps sulla situazione nel mondo del lavoro nei primi mesi del 2020, l’anno della pandemia, non lascia adito a dubbi, anche se la gravità delle conseguenze economiche ed occupazionali della crisi determinata dal coronavirus era già palese. Nonostante le misure tampone, comunque fondamentali, ossia blocco dei licenziamenti e cassa Covid – senza le quali avremmo assistito ad una vera e propria ecatombe occupazionale – il lavoro è al palo, congelato, in quarantena, come l’abbiamo definito ieri sulla Meta Serale. I dati Inps relativi ai primi 5 mesi del 2020 fotografano un vero e proprio crollo delle assunzioni pari al -43% rispetto allo stesso periodo del 2019. Significativo il saldo dei rapporti a tempo determinato che a maggio 2020 è risultato pari a -552.000. A farne le spese, soprattutto i lavoratori giovani e le donne, quelli meno tutelati e meno protetti, quelli più presenti nei settori maggiormente colpiti dall’emergenza economica seguita a quella sanitaria. Nonostante le misure messe in campo per salvaguardare l’occupazione, in totale, il numero degli occupati a fine maggio era inferiore rispetto a quello di maggio 2019 di ben 750mila unità. Tante le persone estromesse dal mercato del lavoro. Il motivo è presto detto: le aziende sono in crisi, i consumi languono e le prospettive di ripresa sono quanto mai incerte, anche perché il virus continua ad imperversare in tutto il mondo, molti scambi commerciali sono ridotti e tante attività sono fortemente ridimensionate. La contrazione dell’economia è stata stimata in oltre 150 miliardi di euro. Non solo, il continuo parlare di un nuovo aumento dei contagi anche nel nostro Paese, la possibilità che anche da noi, dopo la tregua estiva, si possa tornare alla “fase uno” non incoraggia certo le imprese, grandi e piccole, a investire, ad assumere. Per fare in modo che le aziende riprendano ad assumere in una situazione come questa, non bastano i provvedimenti presi finora, che sono obiettivamente insufficienti. Servono misure più significative, data l’eccezionalità della situazione. Del resto noi stessi, nelle analisi svolte dall’Ugl per monitorare la situazione del mondo del lavoro, già l’avevamo da tempo pronosticato, invitando il governo ad ideare delle contromisure efficaci onde evitare un circolo vizioso di recessione ed impoverimento. E’ tempo di invertire la rotta e concentrare le risorse sulle politiche attive del lavoro, per offrire nuove opportunità occupazionali, serve un sostanzioso abbattimento del cuneo fiscale, affinché assumere in questa situazione torni ad essere fattibile per le aziende, servono maggiori e più significativi incentivi alle imprese implementando le forme di finanziamento a fondo perduto. Per rilanciare l’occupazione non bastano sussidi e misure a carattere meramente assistenziale, ma occorrono ingenti investimenti in grado di favorire la creazione di nuovi posti di lavoro e la ripresa dei consumi.