di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl
Ne ha parlato oggi, su Il Giornale, Fausto Biloslavo, giornalista di guerra, da sempre attento conoscitore e divulgatore di scomode verità, specialmente quelle riguardanti i nostri confini orientali. Come al solito, a parte qualche lodevole eccezione come quella sopra citata, alla gran parte dei media la notizia, riportata in prima battuta in Italia tramite Facebook dall’associazione di esuli “Unione degli istriani”, è sembrata poco interessante. Certamente abbiamo già tanti problemi da affrontare nel nostro disastrato presente, continuiamo a fare i conti con i soliti guai che affliggono il Paese, sommati a quelli nuovi generati dal Covid, ma non per questo possiamo evitare di fare i conti col passato, quantomeno per avere una visione obiettiva e non distorta della storia. Come si suol dire “bisogna conoscere il passato per comprendere il presente” e questa triste vicenda non rappresenta certo un’eccezione – come forse a qualcuno potrebbe far comodo pensare – a questa regola aurea. È stata scoperta in Slovenia, nella foresta di Kocevski, già tristemente nota per essere stata luogo di morte per migliaia di persone uccise dal regime comunista di Tito, un’altra foiba. Forse persino più agghiacciante delle altre. Sono stati, infatti, ritrovati in una cavità carsica i resti di 250 persone, tutti civili, un centinaio dei quali erano ragazzi, adolescenti fra i 15 e i 17 anni, sulla base delle analisi effettuate sui loro resti. Tant’è che questa è stata definita la «foiba dei ragazzini». Fra le altre vittime, poi, almeno cinque donne. Tutti “colpevoli”, secondo il maresciallo e i suoi sgherri dell’Ozna, la polizia segreta Jugoslava, di stare dalla parte sbagliata. Colpevoli di essere italiani, oppure, seppure slavi, di essere anticomunisti. Le ricerche che hanno portato all’individuazione di questa ennesima Foiba sono state condotte dalla Commissione governativa slovena per l’individuazione delle fosse comuni, presieduta dallo storico Joie Deiman. Il luogo è stato individuato lo scorso maggio e a luglio sono iniziate le riesumazioni. Il coordinatore della squadra di speleologi, Urog Kogir ha descritto così quanto trovato: «I resti umani erano coperti da rocce e detriti. La squadra di scavo ha anche trovato dei corpi sopra i detriti. Per questo sospettiamo che fossero prigionieri incaricati di tappare il baratro, ma in seguito furono liquidati e fatti precipitare all’interno». La gran parte delle vittime sarebbero state uccise con un colpo alla nuca per poi essere spinte nella foiba. Tutti condannati ad una morte atroce, non solo i combattenti, compresi quelli più giovani che avevano scelto di stare al fianco dell’Asse contro Tito, ma anche i loro figli e le loro mogli. La pulizia etnica e il massacro degli oppositori politici e delle loro famiglie per eliminare ogni antagonista del regime comunista jugoslavo.