di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl

Che si tratti di Flavio Briatore, quintessenza del self made man, sfacciatamente ricco e gaudente, quindi “antipatico” per natura, o della città di Verona e dei suoi abitanti, meritevoli di sciagure e allagamenti – il karma, questo sconosciuto – in quanto, almeno in maggioranza, “di destra”, fatto sta che anche in questa malinconica estate da Covid-19, per dimenticare tutti i gravi problemi che affliggono il Belpaese governato dai giallorossi, non c’è niente che possa tirar su il morale ai buonisti in crisi d’identità come riversare livore su coloro che percepiscono come avversari. Come riuscire, infatti, in altro modo a trovare la quadra fra l’Azzolina, il ministro scelto dalle sinistre e dai pentastellati per gestire il mondo dell’istruzione, per di più in tempo di pandemia, e i lavoratori della scuola, i sindacati, i genitori preoccupati per l’imminente riapertura del 14 settembre, senza scontentare nessuno? Come mettere d’accordo il dovere di distanziamento e mascherina, sbandierato in ogni dove, con tanto di salatissime multe a chi non lo rispetta, e il totale lassismo nei centri d’accoglienza gestiti dallo Stato, capace di mettere a rischio la salute di tutti, immigrati e italiani? Come conciliare – manca meno di un mese al referendum – le spinte anticasta della componente grillina del governo con le ramanzine targate Pd e affini sulla Costituzione più bella del mondo e sull’antipopulismo? Come giustificare di fronte agli elettori tutti i ritardi, le inefficienze, la mancanza di strategia, di idee e di progetti che stanno mettendo a durissima prova la tenuta economica, occupazionale e sociale del Paese di fronte all’emergenza nata dalla pandemia? È semplice: basta trovare uno spauracchio, una singola persona, una città, che in qualche modo si adatti al cliché con il quale a sinistra immaginano – spesso sbagliando – i propri concittadini di altre idee politiche e dargli addosso. Cercare di spostare altrove l’attenzione per far dimenticare le inadeguatezze, le incoerenze, gli errori commessi. Trovare un facile bersaglio da colpire per rimettere magicamente tutti d’accordo. È una strategia tanto semplice, quanto collaudata. Spesso, fra l’altro, funziona anche e, messa in atto dai vari maître a penser più in vista su media e social, gli “odiatori alla riscossa”, viene poi seguita dai cittadini comuni aficionados di sinistra, consentendo loro di evitare di mettersi in discussione e fare i conti con la realtà, restando sui comodi binari che dividono il mondo in buoni (loro) e cattivi (gli altri). Stavolta, però, potrebbe non bastare. Gli italiani, compresi quelli sui quali normalmente questo schema avrebbe potuto far presa, si trovano, infatti, molto concretamente, a dover affrontare a breve una serie di situazioni tangibili e non rinviabili: il lavoro che manca, la scuola che non si sa come e se riaprirà, le città insicure e così via. Difficile dare la colpa di tutto questo a Flavio Briatore o ai veronesi.