Galli della Loggia attacca i sindacati della scuola, ma la questione è di altra natura
Nel pieno della polemica fra la ministra dell’istruzione, Lucia Azzolina, e le organizzazioni sindacali di categoria sulle regole per la riapertura delle scuole a settembre, Ernesto Galli della Loggia, che pure si segnala per la sua capacità di interpretare la realtà che ci circonda in maniera puntuale, spesso anche controcorrente, in un editoriale sul Corriere della Sera, è sembrato farsi prendere dal virus del tastierismo, lasciandosi andare ad una filippica oggettivamente molto dura. Scrive, infatti, l’accademico nell’incipit del suo articolo: «Non molti italiani sanno che al piano terreno del ministero dell’Istruzione, in viale Trastevere, non ci sono uffici e impiegati come in tutti gli altri piani. No, nelle stanze di quel piano si trovano – non si riesce a capire bene autorizzati quando e da chi – acquartierati i numerosi sindacati della scuola che li occupano con tanto di targhe, manifesti vari e quant’altro. Insomma un pezzo di edificio pubblico – pubblico come pochi – è stato di fatto dato in concessione ad alcune associazioni private (che tali sono i sindacati) perché lo usino a loro discrezione». Un attacco durissimo, frontale, che neanche il miglior Matteo Renzi, ai tempi del Jobs act, ha mai messo per iscritto in questo modo. L’ex premier toscano, però, in un certo qual modo, ha dalla sua almeno due giustificazioni: è nato nel 1975 – e non nel 1942, come il professor Ernesto Galli della Loggia – e non è uno storico, per cui potrebbero essergli sfuggiti alcuni passaggi. Quella che Galli della Loggia descrive come una occupazione illegale o, nella migliore delle ipotesi, illegittima, sicuramente da Corte dei Conti per evidente danno erariale, altro non è che la diretta conseguenza – positiva secondo noi e nell’opinione di milioni di italiani – di un paio di articoli dello Statuto dei lavoratori. La legge 300, che poco più di tre mesi or sono, ha festeggiato i suoi primi cinquant’anni, prevede all’articolo 27 il diritto della rappresentanza sindacale ad avere dei locali – stabili o a richiesta, in rapporto al numero dei dipendenti – per poter svolgere la propria attività, mentre il diritto di affissione è riconosciuto al precedente articolo 25. Quindi, nessun scandalo, ma solo il rispetto della normativa vigente. Piuttosto, sarebbe utile ed interessante che, finalmente, si tornasse a parlare sulla grande stampa dei due tasselli che mancano per avere delle relazioni industriali più efficaci e puntuali, nell’interesse di tutti gli attori in campo, Stato compreso. Parliamo della attuazione degli articoli 39 e 46 della nostra Costituzione. Il primo è sul riconoscimento della personalità giuridica dei sindacati, comprese le associazioni datoriali, cosa da darebbe un peso diverso alla contrattazione collettiva; l’altro è sul diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende.