Crescono i contagi in Italia, ma nelle analisi dei dati nessun cenno alle fughe dagli hotspot né ai focolai nei luoghi di lavoro e sulle prime pagine dei giornali ci sono solo movida e vacanzieri, che il Covid sia moralista?
Il bollettino di ieri è stato chiaro: i contagi sono in aumento, 845 nuovi casi e 6 morti nelle ultime 24 ore. Bisogna tenere alta la guardia, tutti, ma l’attenzione è concentrata soprattutto su giovani e vacanzieri. Avevano detto che per aiutare il settore turistico in gravissima crisi era opportuno scegliere mete italiane nell’estate del Covid-19, eppure ora gli untori sarebbero i turisti di rientro dalla Sardegna. Nell’occhio del ciclone anche quelli che tornano da mete europee. Per non parlare dei giovani, colpevoli di uscire nelle sere d’estate. Insomma, dopo gli untori invernali – gli imprenditori sempre in viaggio e i runner che volevano tenersi in forma anche durante il lockdown – ecco i nuovi pericolosi diffusori di contagio. Tutti accomunati dall’avere uno stile di vita improntato al benessere. Che il virus sia un integralista, che colpisce benestanti ed edonisti incalliti? Certamente i luoghi più frequentati sono quelli nei quali è più facile contagiarsi, ma l’analisi della situazione, compreso il fatto che l’età media delle persone affette da Covid si sia abbassata a 30 anni – il che significa, fortunatamente, che la maggior parte dei positivi sono asintomatici o hanno sintomi leggeri – sembra miope e parziale. Nessun risalto viene dato all’aumento incontrollato degli sbarchi, alle fughe in massa dai centri di accoglienza di persone contagiate, molte delle quali riversatesi sulle spiagge e nei luoghi di movida a vendere vario genere di mercanzie. Altrettanta scarsità di attenzione viene offerta ai contagi nei luoghi di lavoro, specie nel settore sanitario e in tutta la filiera dell’agroalimentare, dove probabilmente si potrebbe e dovrebbe fare di più in termini di protezione della salute e della sicurezza dei lavoratori.