di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl
L’ha detto persino Zingaretti, capo di uno dei partiti che sostengono il ministro Azzolina: se la scuola, malauguratamente, non dovesse ripartire in presenza il prossimo 14 settembre, come invece più volte assicurato da tutto il governo, si rischierebbe una “rivolta di massa”. Forse il leader del Pd ha un po’ esagerato, non tanto descrivendo le difficoltà che si troverebbero ad affrontare studenti, famiglie e docenti, quanto affermando che il problema sarebbero, a suo avviso, i pochi giorni d’assenza necessari allo svolgimento delle elezioni regionali, amministrative e del referendum. Quelli, invece, sarebbero gli unici giorni senza scuola che i cittadini riuscirebbero a comprendere e accettare. Succede sempre del resto, ad ogni tornata elettorale, e molti italiani hanno nostalgia delle urne e voglia di cambiamento in quantità tale da rendere accettabile avere i ragazzi a casa, purché solo per qualche giorno. I problemi che si profilano all’orizzonte e che fanno temere per la riapertura di settembre sono ben altri. Innanzitutto i contagi in aumento, con le misure prese finora dal governo per cercare di contrastare in tempo un’eventuale “seconda ondata”, misure che sembrano ondivaghe e poco centrate. E poi la mancanza, a meno di un mese dalla data fatidica, di idee e norme chiare per la riapertura delle scuole. Il distanziamento e le aule da reperire, per centinaia di migliaia di studenti, con poi l’incredibile dietrofront a seguito delle evidenti difficoltà nel trovare gli spazi sostitutivi: niente più distanziamento se non ci sono posti, ma con l’uso in classe della mascherina. In attesa di sapere con certezza se non ci siano controindicazioni serie nel tenere ragazzi e bambini “imbavagliati” per tutte le lunghe ore di lezione. Poi la questione non da poco delle responsabilità di presidi e insegnanti in caso di contagi contratti a scuola, con la richiesta di uno scudo penale. Poi ancora le incertezze sugli approvvigionamenti dei famosi “banchi a rotelle”, forse in arrivo ma non prima di ottobre, e dei dispositivi di sicurezza, mascherine e detergenti: ancora non è chiaro se saranno forniti dall’amministrazione o se ognuno dovrà pensare per sé. La questione della misurazione o meno della temperatura degli studenti e da parte di chi, il Cts darebbe la responsabilità ai genitori, senza introdurre i termoscanner all’ingresso delle scuole. Il problema degli orari sfalsati. Il tempo stringe e il rischio concreto è quello di trovarsi sotto data senza avere la benché minima certezza sul da farsi. Intanto però aumentano le affermazioni scoraggianti da parte di tecnici e politici e in molti già sembrano mettere le mani avanti, iniziando a prospettare l’ipotesi peggiore, quella di un inizio di scuola rinviato o di un proseguimento della Dad. Speriamo che questi pochi giorni che restano portino finalmente consiglio: la mancata riapertura delle scuole sarebbe un segnale pessimo, con conseguenze particolarmente negative su ragazzi, famiglie, genitori che lavorano. Sarebbe la prova che non siamo mai veramente usciti dal lockdown.