di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl
La pandemia nel mondo non si arresta e l’Italia, anche se il nostro Paese sembra in qualche modo essere uscito dal periodo peggiore di diffusione del virus, non può permettersi di abbassare la guardia. A rischio la salute e il benessere di noi tutti. Eppure la sensazione, tutt’altro che confortante, è quella di star rivivendo un film già visto. A febbraio nell’occhio del ciclone c’era la Cina, zona d’origine del Covid-19. Sembrava chiaro, allora, che si dovesse innanzitutto monitorare severamente ogni arrivo da quel Paese, onde evitare la diffusione della malattia anche qui da noi e, invece, i provvedimenti di controllo vennero presi tardi e male, in primis nella stessa Cina, poi in Europa e in Italia. Chi non ricorda il motto grottesco “abbraccia un cinese”? Sappiamo come è andata a finire. Ora, dopo sei mesi, 35mila morti solo in Italia, l’economia a pezzi, dovremmo aver imparato la lezione. Purtroppo, però, la sensazione che ancora oggi ci sia un pericoloso lassismo nel controllo dei focolai e degli arrivi alle frontiere è palpabile e – con l’aumento dei contagi e il provvedimento di chiusura delle discoteche e l’obbligo di mascherina notturna – non si può nascondere la preoccupazione nei confronti di un sistema che sembra incapace di compiere l’unica scelta sensata: rigore verso chi entra o rientra in Italia, con blocchi, tamponi, quarantene rigorose. Sia che si tratti di turisti stranieri, connazionali di ritorno, migranti. Il solito atteggiamento ideologizzato di lassismo specie verso questi ultimi rischia pericolosamente di farci tornare alla situazione di sei mesi fa, con, per di più, una situazione economica e sociale già fragilissima. Più facile, certo, riproporre le solite chiusure, stavolta è toccato ai locali da ballo, che con questa misura, fra l’altro, avranno gravi perdite economiche. Più comodo imporre l’obbligo di mascherina nelle ore serali. Questi provvedimenti, però, seppure più semplici da far rispettare – gli italiani si sono dimostrati particolarmente prudenti e ubbidienti alle leggi – rischiano di non essere efficaci e sufficienti. Non dobbiamo tornare a un’escalation di chiusure e limitazioni, dannose tanto per l’economia, quanto per la nostra società. Si comincia addirittura ad accennare, dando ragione a chi già lo temeva da tempo, a un possibile rinvio anche dell’apertura delle scuole. Non possiamo permetterci nuovi lockdown, parziali o totali. Sicuramente non prima di aver fatto realmente tutto il possibile al fine di controllare efficacemente i contagi interni e gli arrivi dall’estero, mettendo le persone affette da Covid-19 che siano di nazionalità italiana o no, in condizione di non diffondere i contagi, attraverso rapidi e rigorosi controlli medici, tamponi a tappeto ed isolamento. L’Italia non può rivedere un’altra volta questo film senza lieto fine.