di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl
Sarebbe bello, non solo simbolicamente, poter dire con certezza che l’Italia riparte da Genova e dal suo nuovo Ponte. Ma non è così. Non abbiamo fatto in tempo a partecipare con sincera emozione all’inaugurazione che siamo stati accolti, ma non sorpresi, da un brutto risveglio il giorno seguente, oggi. Ricordate l’accordo storico strombazzato ai quattro venti dalle forze politiche che compongono la maggioranza, in primis Pd e M5s, che, bisogna ammettere, in quanto a capacità narrativa non sono secondi a nessuno, fatto con la famiglia Benetton, cioè Aspi, che finalmente toglieva le mani dei privati e dei perfidi imprenditori dal patrimonio pubblico, davvero inestimabile, rappresentato dalla rete autostradale per restituirlo allo Stato, quindi ai cittadini? Ebbene più il tempo passa, più dimostra che le cose non stanno esattamente così. Sapevamo già che il nuovo Ponte sarà gestito da Aspi (Autostrade per l’Italia), ancora saldamente nelle mani della famiglia Benetton, e non è questa la novità, visto che in due anni non sono state prese decisioni e che qualcuno dovrà pur gestire questa infrastruttura. Il vero punto, ancora non sorprendente, ma deprimente, è che da tre settimane i rappresentanti di Aspi e di Atlantia, come riferisce oggi un articolo del quotidiano La Verità, si stanno riunendo infruttuosamente presso il ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture alla ricerca di una sintesi sul memorandum per la cessione delle quote allo Stato e decidere le norme della nuova concessione e le tariffe. La firma dovrebbe avvenire domani. Perché uso il condizionale? Perché molto probabilmente salterà. Come riferisce La Verità, la trattativa va per le lunghe sia per motivi tecnici sia perché ne è in corso un’altra, più politica, con Cassa Depositi e Prestiti, con la quale assegnare un valore ad Aspi, valore in base al quale si capirà concretamente se davvero in quella giornata storica, il 15 luglio, la famiglia Benetton ha perso realmente oppure no. Fatto di cui si è vantato il M5s.
Quello che a me più interessa, da sindacalista e da cittadino, è che si faccia realmente l’interesse del Paese e che non solo Autostrade ma tutte le infrastrutture italiane siano protagoniste di una nuova stagione, di investimenti, di progetti, anche di una nuova cultura del fare impresa, perché no anche da parte dello Stato. Purtroppo alla luce di quanto sta accadendo intorno al nuovo Ponte di Genova, con le strade bloccate in tutta la Liguria da lavori, fino a quanto accaduto con l’ordinanza del ministro della Salute di sabato scorso, sicuramente necessaria per la salute e la sicurezza di lavoratori e passeggeri, che ha mandato in tilt il trasporto ferroviario, nel mese per antonomasia delle vacanze, la triste verità è che tutte le infrastrutture in Italia non sono ancora – o non sono più – un sistema e sono nelle mani di chi, il Governo, non sa né confrontarsi né coordinarsi al suo interno. Ma dove vogliamo andare così?