di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl
Oggi è una giornata importante: parteciperò infatti, in rappresentanza dell’intera Ugl, all’inaugurazione del ponte San Giorgio di Genova. Un evento particolarmente significativo, non solo per la città, ma per tutto il Paese. La ricostruzione ed ora l’apertura al traffico del nuovo ponte sul Polcevera, dopo il crollo del Morandi, non è, infatti, soltanto un atto indispensabile per questioni pratiche di viabilità, ma rappresenta simbolicamente volontà di rinascita di Genova e della nazione intera, dopo la tragedia del 2018 ed anche dopo la crisi Covid-19 di quest’anno. Lungo 1.067 metri, con 18 pile alte fino a 45 metri, il ponte è un’opera imponente. Frutto dell’ingegno dei progettisti, guidati da Renzo Piano, ma anche e soprattutto del lavoro degli oltre mille operai che l’hanno materialmente edificato, per 420 giorni, con oltre 10.100 ore di lavoro, con turni a coprire le intere 24 ore, 7 giorni su 7, sempre – si sono fermati solo a Natale – in ogni stagione e anche quando le condizioni metereologiche erano avverse. Per arrivare ad oggi, giorno del taglio del nastro, permettendo finalmente alla città di ripartire. Ecco, l’inaugurazione del viadotto autostradale sopra il torrente Polcevera è un passo importante per superare le ferite di una tragedia che ha sconvolto l’intera opinione pubblica, ma al contempo è anche un momento dalla forte valenza simbolica: la ricostruzione, così rapida rispetto ai “normali” tempi italiani, ha messo in luce le straordinarie capacità di resilienza del nostro popolo. Se messa nelle giuste condizioni, l’Italia è capace di grandi gesti, la nostra nazione è ricca di forza d’animo, di capacità intellettuali, lavorative e produttive. Per questo il ponte San Giorgio non deve rappresentare un caso virtuoso, ma isolato e deve, invece, trasformarsi in un esempio, in un precedente, in un modello replicabile altrove. L’Italia ha bisogno di molti altri progetti simili – si pensi al Sud, dove tanto ci sarebbe da fare, a partire dal sogno del ponte sullo Stretto, che dovrebbe finalmente trasformarsi in realtà – nel campo delle infrastrutture stradali e non solo, per valorizzare il nostro territorio, modernizzare il Paese, incentivare l’occupazione, rivitalizzare l’economia e attrarre nuovi investimenti. Per far questo occorre non soltanto la volontà politica, ma anche una visione strategica che punti sul rilancio delle infrastrutture come volano per favorire la ripresa economica del Paese, comprendendo la necessità di superare gli innumerevoli adempimenti burocratici e procedimenti amministrativi a causa dei quali oltre 700 opere pubbliche immediatamente cantierabili sono ancora bloccate, derogando al codice degli appalti, permettendo all’Italia e agli italiani di ripartire, consentendo al Paese di esprimere tutte le sue enormi potenzialità.